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Gli angeli del Rock: Amy Winehouse

di Nico Carlucci Ieri moriva la cantante Amy Winehouse, a ventisette anni. E' la stessa età in cui sono andati via i nomi della musica come Jimmy Hendrix, Curt Cobain, Jim Morrison, Janis Joplin. Spiegare le morti di questi giovani per via dell' uso delle droghe non è sufficiente. Le solitudini degli uomini, forse, sono non spiegabili. Amy Winehouse ha il merito di aver ridato, però, speranza ad un canto delle "donne", questa volta, sì, universale. Ha fatto musica pop, rock, mescolata con i ritmi della Giamaica e con il soul. La Winehouse sperimentava, così, anche il jazz con una voce a cui stanno attingendo le nuove generazioni. Pochi sono i cd compiuti dalla cantante inglese tra cui ricordiamo Back to black , ma non importa. Essi sono già parte della nostra storia "moderna". E se oggi riusciamo a dire questo è perchè la musica dei "giovani", alternative, indie, punk, grunge, "parlano" ancora dell'arte, di tutto quanto ...

Morte a Regina Coeli: Stefano Cucchi

di Nico Carlucci Avrei voluto parlare, a distanza di un pò di tempo, della fine di Stefano Cucchi. Pensavo di analizzare le connessioni che esistono tra morte di Stefano e il sistema del potere. Mi sarei soffermato anche su quei fili inestricalili che uniscono corpo, sessualità e morte e che continuano ad agire nel nostro modello culturale. Tornano alla mente, così, le stimmate del Cristo, delle piaghe della vittima del sacrificio. Non ce l'ho fatta. Dopo aver guardato le foto di Stefano che la sua famiglia ha voluto che fossero "pubbliche", mi sono chiuso nel silenzio angoscioso. Cosa siamo? Il gruppo ancora ricalca le strade di un inconsapevole che non ammette deroghe?. Ma non avevamo parlato, in Occidente, del cambiamento? Perchè l'infierire su Stefano, sul suo corpo da parte proprio di chi rappresenta le istituzioni? Ci domandiamo sgomenti chi abbia ucciso questo ragazzo di trentun anni fermato il 15 ottobre del 2010 per droga al Parco degli Acquedotti...

L'Italia al tempo dei migranti

di Nico Carlucci Le statistiche dicono che le femmine sono più brave dei maschi a scuola e che il loro numero supera quello del “sesso forte” anche in molte facoltà universitarie. Allora c’è da chiedersi se le donne siano più intelligenti degli uomini, se il modello culturale sia cambiato davvero, se il rapporto tra i generi conosce una nuova “primavera”. Se ciò fosse vero, quante di queste ragazze "brave" rinunceranno ad essere “mogli di”? Torna il grido della docente del film “MonnaLisa smile”interpretato da Julia Roberts che vuole che le sue allieve diventino "soggetto" della società americana e non solo, appunto, "mogli e madri". In realtà, credo che il maschio abbia abbandonato la scuola perché questa non gli serviva più per capire il mondo. C’è da aggiungere poi il disagio che i ragazzi vivono, giorno dopo giorno, all’interno di uno spazio, quelle delle istituzioni scolastiche, fatto da maestre e professoresse che lo agiscono e lo teorizzan...

Dialogo con Platone

di Nico Carlucci Preambolo L’ Uno è negazione della molteplicità? Ma quando si predica il concetto di uno lo si moltiplica: se non si predicasse affatto sarebbe uno, se ne parlo è già più di uno, è già due. Gli si aggiunge, così, il concetto di essere. L’ultimo Platone: l’Uno è essere proprio perché lo predico: nego e affermo nello stesso tempo. Le idee non sono l’una accanto all’altra, ma se le accosto dialogano e si scontrano. Questo è il nuovo significato di dialettica, che non designa più solo un metodo di indagine: diventa anche la struttura della realtà Il Mito è “l’altro” E ora guardiamo ad alcuni dialoghi di Platone in cui compaiono personaggi e tempi “altri” intorno ai quali l’antropologo si interroga: Diotima, la sacerdotessa di Mantinea, Er e il suo mito, lo Straniero di Elea di cui il pensatore parla nel Politico. Sono tutte tracce dell’uomo che interroga l’uomo che “supera” quanto il modello culturale di appartenenza mette a disposizione: codificato...

Un occhio sull'Universo: l'Antropologia culturale

di Nico Carlucci L’Antropologia ha origine verso la fine del XIX secolo. Edward. B. Tylor, britannico, dà nel 1871 una delle prime definizioni di cultura che è, prima di tutto: “…insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società”. E’, quella di Tylor, una definizione che non sempre, nei tempi, è stata percepita nella sua profondità o nella sua rivoluzione in ambito scientifico. Basti pensare che Primitive culture , opera da cui è tratta la suddetta definizione, ha fatto fatica a trovare una sua traduzione dall’inglese all’italiano. Come abbiamo visto nel precedente articolo da me scritto per questo blog “indie” , anche James Frazer appartiene a questo modello del positivismo antropologico proprio della fine dell’Ottocento. Ma sia lui che Tylor sono stati scienziati che hanno usato materiali raccolti da altri, di solito missionari, esploratori, ufficiali c...

La Sibilla consigliò a Enea di procurarsi il Ramo d'Oro: James G. Frazer

di Nico Carlucci Soffermiamoci su un classico dell’Antropologia, Il ramo d’oro di James Frazer visto che si dà sempre meno spazio a quella “letteratura” relativa alla scienza della cultura. Sì, cerchiamo di rileggere, di tanto in tanto, in questo blog “indie”, alcune delle opere più prestigiose dell’Antropologia e non importa se sono più o meno “superate”. Il mio vuole essere un tentativo di ridisegnare uno spicchio “minimo” di questa storia mediante uno dei suoi libri che più si ricordano; lo faccio senza ipocrisie di sorta. Incomincio proprio con Il Ramo d’oro di Frazer che fu pubblicato nel 1890 e poi ampliato fino alla sua stesura definitiva del 1915. In esso l’antropologo si occupa delle cosiddette culture primitive in base alla teoria evoluzionistica molto in voga verso la fine dell’Ottocento: “…quale colore avrà la ragnatela che il fato sta ora intrecciando sul telaio del tempo? Sarà bianca o rossa? Non lo sappiamo. Una pallida, tremante luce illumina le parti già ordite. I...

Il mondo alla rovescia: la Festa dei Folli e il Ragazzo Vescovo

di Nico Carlucci   Il freddo arriva e l’inverno pure con la prima neve che cade. Anche i giorni di Natale “arrivano” e si susseguono lentamente. Io non parlerò né dei loro simbolismi, né dei significati concreti che li accompagnano. Annie Lennox ricrea, ora, le loro musiche e li celebra nella androginia di una Bellezza “divina”. Claude Levi-Strauss, invece, tanto tempo fa, scriveva di un “Babbo Natale giustiziato” (Sellerio, 2002) alla vigilia di una mondializzazione che era, prima di tutto, fine dolente delle culture. Vedo la crisi delle istituzioni e della politica in Italia, il precipitare dell’euro e l’Occhio del Grande Fratello che avanza. Girano le vite, è la musica del tempo che scorre. E sullo schermo appaiono le festività successive al giorno del Natale, di origine pagane che nel Medioevo entrano all’interno delle mura delle chiese. Tra esse trovo la Festa dei Folli e le cerimonie del “Ragazzo vescovo” (Chambers E. K. “The Medieval Stage”, Oxford, 1903). La p...