Passa ai contenuti principali

Chi ha paura di Giuseppe Garibaldi?

a cura di Nico Carlucci
articolo di Rosaria Impenna

Pur essendo appassionata di storia e particolarmente interessata a quella risorgimentale, vi confesso che proprio non ricordavo l’anno di nascita di Giuseppe Garibaldi. A tal proposito, qualche giorno fa, in occasione dello sciopero studentesco contro la Riforma Fioroni, nei corridoi “vuoti” di questo Istituto, parlando coi colleghi fra un insolito, piacevole silenzio, sono venuta a conoscenza della famosa e importante ricorrenza. La cara collega Gigia Baldi, apre infatti un cartoncino ben piegato, sbircia con attenzione e, ad alta voce informa che presto, nei giorni seguenti, si sarebbe tenuto un Convegno: Garibaldi e il Garibaldinismo Pavese, nel bicentenario della nascita dell’eroe. Leggendo con maggiore accortezza il programma cogliamo la ricchezza e l’indubitabile interesse che l’insieme della manifestazione dovrebbe avere. Essa, infatti, si svolgerà nell’arco di un’intera giornata, il 19 ottobre, tra conferenze, incontri con storici, visite e sopralluoghi in località di supremo interesse perché vissute in particolari circostanze dall’eroe. Con la carissima Maria Rosa Beltrami, ascoltiamo interessate le informazioni date dalla collega, ne restiamo sedotte e, senza pensarci troppo, decidiamo di partecipare con rispettive classi a seguito. L’entusiasmo si è tramutato presto in gesto e nel giro di un’ora era tutto organizzato grazie, ovviamente, all’efficiente supporto della segreteria. I ragazzi, assenti per lo sciopero, sarebbero stati informati il giorno seguente e, attraverso le autorizzazioni da controfirmare, anche le loro famiglie. I giovani, a cui raccontiamo l’iniziativa si entusiasmano subito e, considerando la loro indifferenza alle cose culturali, ci incoraggiamo. Così, nei giorni successivi fra timide euforie, speranze di ogni tipo e petulanti preparativi di ordine burocratico, ci teniamo costantemente informate non perdendo l’occasione per ricordarci la bontà dell’iniziativa. La mattina della vigilia, giovedì 18, arrivo a scuola un po’ prima, fotocopio per ogni alunno le tre paginette fitte del programma, così penso, non avranno il tempo utile per perderlo, cerco le colleghe per le ultime indicazioni, infatti, così è. Incontro la cara Maria Rosa, e con fare pacato, ma insieme perplesso e lievemente adirato mi informa che alcuni colleghi dei rispettivi consigli di classe non hanno firmato l’autorizzazione poiché l’abbiamo presentata con eccessivo ritardo rispetto ai leciti tempi burocratici. Il capo di Istituto ne ha dovuto prendere atto e archiviare pertanto il progetto.
Bene, confesso che per me, nativa dell’Etruria romana trovarsi, nel bicentenario della nascita di Garibaldi, nelle terre in cui l’eroe e i suoi più valorosi collaboratori hanno vissuto momenti di indicibile importanza per l’Unità della Nazione, rappresentava probabilmente qualcosa di molto particolare. Così, ho deciso di pensare che in fondo, sia io che Garibaldi dovevamo essere puniti. E ho preferito pensare che in fondo, questo uomo così particolare, questo italiano così atipico, questo eroe sempre pronto a correre dove c’era bisogno di portare libertà, che agiva con coraggio e umiltà, e soprattutto, senza chiedere mai nulla in cambio, fino ad obbedire quando lo si obbligava a farlo, ebbene, un uomo così unico e straordinario, oggi come allora, probabilmente fa ancora tanta paura agli italiani! Sì, i miei colleghi, da bravi italiani, come assai di frequente accade, sono i primi a rinnegare il valore dei tanti grandi connazionali. Figuriamoci l’inquietudine che può ancora rappresentare l’omaggio a un uomo che agiva per il bene della comunità, eroicamente, senza risparmiare mai nulla di sé, riuscendo nelle imprese, senza chiedere il conto a nessuno! Altro che impedimenti di ordine tecnico-burocratico, il dispettuccio era interamente rivolto a Garibaldi e a me, papalina irriverente alle gesta dell’eroe, che ancora oggi devo pagare lo scotto per non aver permesso a un uomo così straordinario di liberare la mia terra da quell’Altare che per tanti anni ancora la terrà soggiogata e umiliata.




Vigevano 19-10-07

Commenti

Post popolari in questo blog

Ingmar Bergman: una storia tradita

di Nico Carlucci Verso Bergman e i suoi film "assoluti" per Bellezza, c'è stata una censura feroce. Beh, essi film "accadevano" durante un certo oscurantismo degli anni 50, ma hanno rischiarato il mondo dei significati dell'essere. In quegli anni l'influenza di Santa Madre Chiesa era enorme, insieme a quella dei gruppi politici di potere e al catto-comunismo imperante. I doppiaggi hanno falsato i grandi film di Bergman trasformando, per esempio, il  "figlio" in "nipote" per evitare ruoli incestuosi ravvicinati; ma non solo. La consumazione di un rapporto sessuale in chiesa diventava sesso in un "sottoscale" per l'Italia post guerra. Nell'opera "Il posto delle fragole" vediamo un vecchio professore che ripensa alla sua vita. Le sue parole sarcastiche, riguardo ad un prete, sparirono. E quando la giovane Sara in un altro film confesserà la propria verginità, gli italiani pensarono che parlasse della sua ...

Maschi e barbe globalizzate nell'era di nuove invasioni barba-riche!

di  Nico Carlucci        E' tornata di moda la barba, sì la barba anche per i maschi dell'Occidente che ne avevano fatto a meno per un bel po'. Nell'era mondiale  parlerei di una barba globalizzata che questa volta, credo, venga da lontano, da popoli che mai l'avevano abbandonata. Che cosa succede? Perché ad un certo punto i maschi italiani, francesi, americani, tedeschi ecc. hanno deciso di non radersi per rivendicare una pseudo-virilità che in base ai valori che viviamo è andata perduta? Molti giovani e meno giovani esibiscono il proprio pelo maschile sulle metropolitane, nelle città, negli stadi. Lungo i corsi e sotto le luci in movimento dei boulevard gli uomini si incontrano e incontrano, raggiungono le donne e gli uomini al lavoro, nel tempo libero, in sauna, negli ipermercati. Ma è vera virilità "occidentale" la loro? Per una storia della barba      In tempi antichi, la barba era piut...

Capitano, gira verso nord-ovest, il vento è cambiato: lo spazio e il tempo delle spedizioni

di Nico Carlucci Direzione Luna I tempi dei viaggi e delle esplorazioni sono finiti. Quando l’Antropologia è nata l’uomo continuava a scoprire terre remote. L’antropologo definiva il concetto di cultura e dava sempre più forma, così, alla sua disciplina servendosi, per la prima volta, di un metodo scientifico. Egli sentiva che i popoli “primitivi”si sarebbero a breve estinti, come poi è successo. Da qui la “fretta” dello studioso di raccogliere le loro ultime lingue e i loro ultimi miti trasmessi di generazione in generazione e consegnarli a noi. Ma ancora prima dell’Antropologia, gli uomini erano venuti a contatto con le civiltà e le descrivevano. E’ quello che fa, per esempio, Cesare nel suo De Bello Gallico . Matteo Ricci (1552-1610) un missionario, ebbe una profonda conoscenza del popolo e della religione cinese al quale voleva che arrivasse il cristianesimo attraverso l’“adattamento” di quest’ultimo. Nell’Ottocento troviamo, invece, David Livingston, missionario e esplora...