Passa ai contenuti principali

Il sacro valore dei soldi

di Nico Carlucci


Assistiamo ad una crisi economica straordinaria, senza precedenti negli ultimi decenni. Le banche chiudono, molti dipendenti vengono licenziati. Le grandi potenze dell'economia-mercato, dell'economia-finanza vivono stridenti la depressione che è già presente e che falcerà fra poco le sorti progressive, degli uomini e delle donne, di questa "patria-mondo".
Il capitale perde quota, coloro che vi avevano creduto falliscono, ma non sono pronti ad "espiare". I Governi americani, europei dicono che aiutarenno le loro banche e industrie automobilistiche tramite le risorse dello Stato. I cittadini comuni che con i loro risparmi sono anche lo Stato perderanno, così, una seconda volta.
I banchieri, coloro che giocavano in borsa, quelli che investivano il denaro continueranno a non essere puniti per le menzogne raccontate. Sono proprio queste menzogne che hanno portato al collasso delle borse, dei mutui, del valore moneta che improvvisamente diventa carta senza significato, "nuda", nella "patria-mondo".
Perchè è di questo che si tratta: di un credo sacro, di una economia sacra che per i potenti non poteva sbagliare, non può sbagliare come per chi invita, oggi, a "consumare", nonostante la crisi planetaria.
In questo gioco avevano creduto non solo investitori e politici, ma anche professori, riformatori di destra e di sinistra che rilasciavano interviste in attesa della felice era del globale.
Alcuni sociologi hanno scritto l'utopia che gridava al "nuovo universale", dimenticando gli individui, le culturre e le loro "incomunicabilità". E nel fare ciò essi non potevano non riconoscere la "verità" dei mercati finanziari e la promessa di una somiglianza, buona e pacifica, tra i popoli: moneta, scuola, divinità.
Gli uomini venivano invitati, per riuscire, alla interdisciplinarietà dei saperi. Ma l'Antropologia, rifiutata dai poteri, aveva fatto incontrare e interagire proprio i saperi ancora prima scontrandosi con le istituzioni che non volevano la nuova epistemologia.
Parlare di "scontro di civiltà" era blasfemo. L'opera di Samuel Huntington, nei primi anni, veniva evitata, troppo "visionaria"!
La verità che doveva passare era quella dei mercati, delle religioni, della "new age", in altri termini, del "mito" che rinasceva nell'abbraccio planetario della globalizzazione.

Commenti

Unknown ha detto…
Bravo Niko..finalmente dici qualcosa di concreto..

Post popolari in questo blog

Ingmar Bergman: una storia tradita

di Nico Carlucci Verso Bergman e i suoi film "assoluti" per Bellezza, c'è stata una censura feroce. Beh, essi film "accadevano" durante un certo oscurantismo degli anni 50, ma hanno rischiarato il mondo dei significati dell'essere. In quegli anni l'influenza di Santa Madre Chiesa era enorme, insieme a quella dei gruppi politici di potere e al catto-comunismo imperante. I doppiaggi hanno falsato i grandi film di Bergman trasformando, per esempio, il  "figlio" in "nipote" per evitare ruoli incestuosi ravvicinati; ma non solo. La consumazione di un rapporto sessuale in chiesa diventava sesso in un "sottoscale" per l'Italia post guerra. Nell'opera "Il posto delle fragole" vediamo un vecchio professore che ripensa alla sua vita. Le sue parole sarcastiche, riguardo ad un prete, sparirono. E quando la giovane Sara in un altro film confesserà la propria verginità, gli italiani pensarono che parlasse della sua ...

Maschi e barbe globalizzate nell'era di nuove invasioni barba-riche!

di  Nico Carlucci        E' tornata di moda la barba, sì la barba anche per i maschi dell'Occidente che ne avevano fatto a meno per un bel po'. Nell'era mondiale  parlerei di una barba globalizzata che questa volta, credo, venga da lontano, da popoli che mai l'avevano abbandonata. Che cosa succede? Perché ad un certo punto i maschi italiani, francesi, americani, tedeschi ecc. hanno deciso di non radersi per rivendicare una pseudo-virilità che in base ai valori che viviamo è andata perduta? Molti giovani e meno giovani esibiscono il proprio pelo maschile sulle metropolitane, nelle città, negli stadi. Lungo i corsi e sotto le luci in movimento dei boulevard gli uomini si incontrano e incontrano, raggiungono le donne e gli uomini al lavoro, nel tempo libero, in sauna, negli ipermercati. Ma è vera virilità "occidentale" la loro? Per una storia della barba      In tempi antichi, la barba era piut...

Capitano, gira verso nord-ovest, il vento è cambiato: lo spazio e il tempo delle spedizioni

di Nico Carlucci Direzione Luna I tempi dei viaggi e delle esplorazioni sono finiti. Quando l’Antropologia è nata l’uomo continuava a scoprire terre remote. L’antropologo definiva il concetto di cultura e dava sempre più forma, così, alla sua disciplina servendosi, per la prima volta, di un metodo scientifico. Egli sentiva che i popoli “primitivi”si sarebbero a breve estinti, come poi è successo. Da qui la “fretta” dello studioso di raccogliere le loro ultime lingue e i loro ultimi miti trasmessi di generazione in generazione e consegnarli a noi. Ma ancora prima dell’Antropologia, gli uomini erano venuti a contatto con le civiltà e le descrivevano. E’ quello che fa, per esempio, Cesare nel suo De Bello Gallico . Matteo Ricci (1552-1610) un missionario, ebbe una profonda conoscenza del popolo e della religione cinese al quale voleva che arrivasse il cristianesimo attraverso l’“adattamento” di quest’ultimo. Nell’Ottocento troviamo, invece, David Livingston, missionario e esplora...