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Un piccolo Principe dell' Amore.

di Nico Carlucci
Ci si ricade sempre, e ogni volta con la solita testardaggine. Un viaggio senza ritorno sia che vada  o non vada bene. Vale la pena di viverlo, dà senso alle tue cose anche se diventa sofferenza, forse, esprimibile attraverso la sola scrittura. E continuando mi riapproprio di qualche lettura,  ritrovo i “non luoghi”, forse, la possibilità di inventare un’arte attraverso di essi. Si, un’arte, quella di una utopia virtuale che cerca la sua direzione.
Tu dove sei, in quale angolo ti sei rifugiato, angolo  che nasconde amori clandestini. Ti ho incontrato su questa “terra”, sei parte della mia situazione: essere venuto da chi sa dove, dai colori ardenti dell’equatore.
Leggo qualche verso di Rilke : l’essere va verso il suo superamento per mezzo di una volontà che lo mette in un rischio continuo; dialoga con il nulla che paradossalmente gli dà un senso e si trascende nel suo progetto che, nel mio caso, è un progetto d’amore.
Baci rubati nel metrò e lungo i Navigli, sapori che venivano da un lontano-vicino fatto di carne e odori alacri.
Si parte per un avvenire che non si completa e rimane tale, spalanca gli abissi.
La malinconia torna a visitarti, ma le direzioni dei nuovi mondi non si sa neppure quali siano, se ci sono, se verranno.
Una canzone esistenziale suona familiare: le note di una filosofia che libera l’anima.
 

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