Passa ai contenuti principali

Oltre lo specchio: Parnassus tra magia e illusioni

di Nico Carlucci


In questi giorni esce nelle sale italiane il film "Parnassus: l'uomo che voleva ingannare il diavolo" di Terry Gilliam. E' uno spettacolo del Paese delle Meraviglie, di fabbriche dei desideri e balocchi visivi. Parla di un uomo, Parnassus che si gioca l'immortalità con gli inferi e che vince rinunciandoci subito dopo per amore. Ora vaga alla ricerca di uomini e donne da sedurre, con il suo carrozzone fatato e ricco di incantesimi. Strepitosa è l'interpretazione di Tom Waits che fa proprio di diavolo. Nel film c'è un cast straordinario di nani, ballerine e angeli innamorati, di magia e malinconia. E che dire di Heath Ledger che entra in scena impiccato sotto un ponte di Londra? Qui la vita e la morte dell'attore coincidono. Ricordiamo la sua scomparsa lo scorso gennaio del 2008, a soli 28 anni, per overdose di farmaci. "Parnassus" è l'ultimo film di Ledger che non ha terminato l'opera (o l'ha terminata?) per via della sua scomparsa. Gli amici-attori Johnny Depp, Jude Law, Colin Farrel prendono nel film il suo posto e neanche te ne accorgi perché fanno parte del gioco degli specchi che i personaggi e le comparse attraversano durante lo "spettacolo". Fantasmagoria dei colori, surrealismo del segreto di abissi concreti, rappresentazione-finzione del personaggio di Tony che tornerà e finirà impiccato di nuovo, davvero (la morte di Ledger che lo "interpreta").
Chi è l'attore? Beh, per definizione egli "recita" e quindi accetta dall'inizio della rappresentazione la finzione. Ha una "parte" che memorizza e ri-crea tramite la sua "interpretazione". Il ruolo dell'attore nasce e muore con Lui che la consegna ai "posteri". Questi ultimi a loro volta lo re-interpretano all'in-finito mediante il dramma che supera lo spettacolo. Lo spettatore è dentro e fuori con l'attore che "applaude e che dice "fine",se lo dice. E' quanto è successo a Heath Ledger?
L'attore è delicato perché vive la finzione di ciò che "rappresenta", sulla scena, sul set, al cinema.Ciò spiega anche la sensibilità che accompagna la personalità che "finge" un personaggio e che passa, di conseguenza, da un ruolo ad un altro. E' questa, credo, la fragilità di chi "ri-flette" l'anima. Ledger penso che sia stato proprio questo. L'attore aveva recitato la "figura" del joker anche in un altro film "premonitore": "Il cavaliere oscuro" dove Heath vive l'insonnia, la "bravura" e l'inquietudine di colui che va via troppo presto (oscar post-mortem) per "completare" la Vita

Commenti

Post popolari in questo blog

Le donne si vestono.Simbolismo dell'abito monastico femminile

di Nico Carlucci “Perfetta vita e alto merto inciela donna più su” mi disse, “a la cui norma nel vostro mondo giù si veste e vela, perché fino al morir si vegghi e dorma con quello sposo ch’ogne voto accetta che caritate a suo piacer conforma. Dante, Canto III, "Il Paradiso", Divina Commedia Sul modo di vestirsi dei religiosi e in modo particolare delle monache, non esiste ancora una riflessione di carattere storico-antropologica che tenga conto del vissuto e del modo in cui le donne si sono percepite indossando quanto era stato deciso dai consacrati maschi (velo, tunica, sandali, cintura, cilicio, rosario). A questo scopo, credo che il concetto di cultura possa essere utile per una ricostruzione dei significati profondi che accompagna la donna e la sua “rappresentazione,” attraverso il suo corpo, nella storia. Per cultura intendo un “insieme complesso” di funzioni, norme, tecniche, miti, abitudini, tradizioni, tratti che si integrano in una struttura cui diamo il ...

Kultur e Zivilisation: Nietzsche e le scienze A-venire

di Nico Carlucci Kultur e gli anni di Basilea (1869-1879)      Nietzsche a Basilea fu un diligente insegnate. I suoi scolari lo ricordano come chi era capace di convincere allo studio, anche i più pigri. Egli riflette molto sul problema dell’educazione, sulla funzione degli istituti di cultura. La guerra franco-prussiana interruppe per qualche settimana la sua attività di insegnante. Sono gli anni in cui Nietzsche si sentiva legato a Burckhardt, storico basilese. A lui lo legò il comune amore per Schopenhauer e una concezione importante della civiltà greca. A Burckhardt lo lega anche quello che Nietzsche chiama “il sentimento dell’autunno della civiltà”. [1] Civiltà, sì. Una tradizione andava scomparendo con tutte le sue istituzioni. Significativa è la lettera che scrisse all’amico Carl von Gersdorff il 21 giugno 1871: “Al di là del conflitto delle nazioni, ci ha terrorizzati, terrificante e improvviso, il sollevarsi dell’idra internazionale, foriero...

Il mondo alla rovescia: la Festa dei Folli e il Ragazzo Vescovo

di Nico Carlucci   Il freddo arriva e l’inverno pure con la prima neve che cade. Anche i giorni di Natale “arrivano” e si susseguono lentamente. Io non parlerò né dei loro simbolismi, né dei significati concreti che li accompagnano. Annie Lennox ricrea, ora, le loro musiche e li celebra nella androginia di una Bellezza “divina”. Claude Levi-Strauss, invece, tanto tempo fa, scriveva di un “Babbo Natale giustiziato” (Sellerio, 2002) alla vigilia di una mondializzazione che era, prima di tutto, fine dolente delle culture. Vedo la crisi delle istituzioni e della politica in Italia, il precipitare dell’euro e l’Occhio del Grande Fratello che avanza. Girano le vite, è la musica del tempo che scorre. E sullo schermo appaiono le festività successive al giorno del Natale, di origine pagane che nel Medioevo entrano all’interno delle mura delle chiese. Tra esse trovo la Festa dei Folli e le cerimonie del “Ragazzo vescovo” (Chambers E. K. “The Medieval Stage”, Oxford, 1903). La p...