di Nico Carlucci
Il presidente turco ha deciso che il prossimo 30 ottobre Ankara non tornerà all'ora solare. In questo modo Erdogan e tutta la Turchia con lui si allineano a Paesi come l'Iraq e l'Arabia saudita che fanno coincidere il proprio orario con quello della Mecca. Il governo
turco ha motivato tutto questo parlando di un calcolo economico, dei vantaggiosi
risparmi di energia elettrica. L'adozione dell'ora legale sposta il tramonto e di conseguenza, l'accensione delle luci di un'ora. In
realtà, con la lente dell'Antropologia possiamo dire che la decisione di Ankara di cambiare l'orario è
soltanto uno dei tanti gesti che nel corso degli ultimi anni stanno spingendo
sempre di più la Turchia di Erdogan verso l'Oriente
sunnita. In questo modo, il Paese viene
posizionato sul fuso + 3 rispetto al meridiano di Greenwich. Finora la Turchia aveva lo stesso fuso orario + 2 di Grecia,
Romania, Bulgaria ma anche di Libano e Siria, che continuano a seguire
il fuso dei Paesi europei centrorientali. Dal prossimo 30 ottobre,
invece, la Turchia seguirà lo stesso fuso di Paesi mediorientali vicini, come
l'Iraq e l'Arabia saudita.
Le ore, solari o legali danno agli uomini il tempo, inventano il tempo. Vengono, così, spostate le lancette dell'orologio che vanno messe in avanti o indietro inseguendo il cambio delle stagioni, del "movimento" del sole anche esso inventato dagli uomini che lavorano, pregano, sognano.
Siamo nel tempo, siamo il tempo. Clessidra, campane, orologi lo hanno segnato. L'uomo, di volta in volta, ad esso tempo si è sottomesso oppure lo ha dominato. L'ora legale e solare sono degli esempi straordinari e una prova della direzione di senso che i gruppi si danno facendo umanità.
di Nico Carlucci Il freddo arriva e l’inverno pure con la prima neve che cade. Anche i giorni di Natale “arrivano” e si susseguono lentamente. Io non parlerò né dei loro simbolismi, né dei significati concreti che li accompagnano. Annie Lennox ricrea, ora, le loro musiche e li celebra nella androginia di una Bellezza “divina”. Claude Levi-Strauss, invece, tanto tempo fa, scriveva di un “Babbo Natale giustiziato” (Sellerio, 2002) alla vigilia di una mondializzazione che era, prima di tutto, fine dolente delle culture. Vedo la crisi delle istituzioni e della politica in Italia, il precipitare dell’euro e l’Occhio del Grande Fratello che avanza. Girano le vite, è la musica del tempo che scorre. E sullo schermo appaiono le festività successive al giorno del Natale, di origine pagane che nel Medioevo entrano all’interno delle mura delle chiese. Tra esse trovo la Festa dei Folli e le cerimonie del “Ragazzo vescovo” (Chambers E. K. “The Medieval Stage”, Oxford, 1903). La p...
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