lunedì 29 dicembre 2008

Il sacro valore dei soldi

di Nico Carlucci


Assistiamo ad una crisi economica straordinaria, senza precedenti negli ultimi decenni. Le banche chiudono, molti dipendenti vengono licenziati. Le grandi potenze dell'economia-mercato, dell'economia-finanza vivono stridenti la depressione che è già presente e che falcerà fra poco le sorti progressive, degli uomini e delle donne, di questa "patria-mondo".
Il capitale perde quota, coloro che vi avevano creduto falliscono, ma non sono pronti ad "espiare". I Governi americani, europei dicono che aiutarenno le loro banche e industrie automobilistiche tramite le risorse dello Stato. I cittadini comuni che con i loro risparmi sono anche lo Stato perderanno, così, una seconda volta.
I banchieri, coloro che giocavano in borsa, quelli che investivano il denaro continueranno a non essere puniti per le menzogne raccontate. Sono proprio queste menzogne che hanno portato al collasso delle borse, dei mutui, del valore moneta che improvvisamente diventa carta senza significato, "nuda", nella "patria-mondo".
Perchè è di questo che si tratta: di un credo sacro, di una economia sacra che per i potenti non poteva sbagliare, non può sbagliare come per chi invita, oggi, a "consumare", nonostante la crisi planetaria.
In questo gioco avevano creduto non solo investitori e politici, ma anche professori, riformatori di destra e di sinistra che rilasciavano interviste in attesa della felice era del globale.
Alcuni sociologi hanno scritto l'utopia che gridava al "nuovo universale", dimenticando gli individui, le culturre e le loro "incomunicabilità". E nel fare ciò essi non potevano non riconoscere la "verità" dei mercati finanziari e la promessa di una somiglianza, buona e pacifica, tra i popoli: moneta, scuola, divinità.
Gli uomini venivano invitati, per riuscire, alla interdisciplinarietà dei saperi. Ma l'Antropologia, rifiutata dai poteri, aveva fatto incontrare e interagire proprio i saperi ancora prima scontrandosi con le istituzioni che non volevano la nuova epistemologia.
Parlare di "scontro di civiltà" era blasfemo. L'opera di Samuel Huntington, nei primi anni, veniva evitata, troppo "visionaria"!
La verità che doveva passare era quella dei mercati, delle religioni, della "new age", in altri termini, del "mito" che rinasceva nell'abbraccio planetario della globalizzazione.