giovedì 27 giugno 2013

Una "storia della medicina" non raccontata: il mal "sottile" e la sua rapresentazione romantica (parte prima)


di Nico Carlucci

La malattia, organica e mentale, spesso è in rapporto al modello culturale in cui nasce, ma di questo i medici non se ne occupano; anzi, questi ignorano che ci sia una corrispondenza tra stato di salute e cultura. Si assiste ad una medicalizzazione ad oltranza dimenticando l'interazione tra ambiente interno ed ambiente esterno proprio dell'uomo. La nostra specie è nelle generazioni e nelle variazioni della storia in un flusso continuo e dinamico. E' uno studio, qui, del passato e del presente che arriva perfino a dire di "malattie alla moda", presenti nell'apparire della vita e che attraversano anche il sogno e la poesia.
Incomincerò, quindi, con la tubercolosi che oggi è tornata, purtroppo, anche in Occidente, per continuare con l'isteria, l'anoressia e per ultimo la dislessia.
Sarà un percorso che non si esaurisce con un solo articolo visto la complessità del problema.
Nell’Ottocento, sotto il nome di ‘mal sottile’ o ‘mal di petto", la tubercolosi costituì il morbo del secolo, portando a morte milioni di persone, musicisti come Chopin, forse anche poeti come Giacomo Leopardi. Goethe, invece, riuscì a sopravvivere! E' il periodo dell'urbanesimo con i suoi guasti sociali: sfruttamento della classe operaia in fabbrica, orari di lavoro interminabili. Robert Koch, un medico tedesco, riuscì ad isolare il bacillo della malattia (Mycobacterium tubercolosis) chiamato dopo, appunto, bacillo di Koch. La tubercolosi fu una vera e propria pandemia che tuttavia venne rielaborata anche nel "mondo degli spiriti" a cui si riferiva Nietzsche (Nascita della tragedia) per rendersi, così, largamente visibile nell'arte del XIX. Per molti versi la tisi colpiva la persona delicata, "romantica" che moriva d'amore per l'amato o per Dio, quindi  malattia "spirituale" e non solo di bacilli "concreti" dell'organismo.
Ricordiamo chi di essa ha fatto con la sua vita-morte un'opera d'arte: Emily Bronte autrice del romanzo Cime tempestose, Teresa si Lisieux che scrive la sua autobiografia "romantica" dandole proprio come titolo quello di Storia di un'anima. Sono ragazze dell'Ottocento consumate dalla tisi in un'unica  "notte" che non si ripete, notte sì, ma del sogno del poeta costellato di stelle.


 
LEOPARDI E SILVIA

E' Giacomo Leopardi (1798-1837) ad offrirci in un delle sue poesie più famose, "A Silvia", un'indimenticabile immagine di donna indissolubilmente legata alla tubercolosi:

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi…

La ‘tenerella’, come è noto, è Silvia, nome ideale di Teresa Fattorini figlia del cocchiere di casa Leopardi, uccisa in giovanissima età da quel "chiuso morbo" che possiamo senz’altro identificare con la tubercolosi. All'apparire del "vero", morì Silvia e perirono, così, le illusioni e le speranze giovanili di Giacomo.

LA SIGNORA DELLE CAMELIE
Ma è un romanzo francese, La signora delle camelie pubblicato nel 1848, a sancire il definitivo successo letterario (si fa per dire) del ‘mal sottile’. Il suo autore è Alessandro Dumas figlio (1824-1895) che nella Parigi dell'alto bordo colloca la vita, gli amori e la morte per tisi di Maria Duplessis, amata dallo stesso Autore. Il libro fu un successo in Francia e anche in altri paesi ed ebbe una gloriosa rappresentazione "teatrale".


LA TRAVIATA

Giuseppe Verdi si ispira con qualche libertà proprio al già famosissimo romanzo di Alessandro Dumas figlio a cui ho accennato pur con una rielaborazione: Margherita diventa Violetta, Armand Duval è Alfredo Germont. Il tema della tisi, malattia romantica, anche qui uccide; Violetta morirà tra le braccia dell’amante. Ciò permette a Verdi di creare le sue più alte e patetiche pagine musicali universali.

La tubercolosi come "malattia dello spirito", quindi, diventa momento importante della rappresentazione letteraria, musicale "; le prove al riguardo sono innumerevoli.
Qui ho fatto qualche esempio e sono andato, così, verso una medicina non ufficiale trovando per il "mal sottile" una
 collocazione nella de-realtà dell'uomo che fa parte del suo "mondo reale