domenica 9 ottobre 2016

La Turchia e il cambio del fuso orario

di Nico Carlucci 
 
    
      Il presidente turco ha deciso che il prossimo 30 ottobre Ankara non tornerà all'ora solare. In questo modo Erdogan e tutta la Turchia con lui si allineano a Paesi come l'Iraq e l'Arabia saudita che fanno coincidere il proprio orario con quello della Mecca. Il governo turco ha motivato tutto questo parlando di un calcolo economico, dei vantaggiosi risparmi di energia elettrica. L'adozione dell'ora legale sposta il tramonto e di conseguenza, l'accensione delle luci di un'ora. In realtà, con la lente dell'Antropologia possiamo dire che la decisione di Ankara di cambiare l'orario è soltanto uno dei tanti gesti che nel corso degli ultimi anni stanno spingendo sempre di più la Turchia di Erdogan verso l'Oriente sunnita. In questo modo, il Paese viene posizionato sul fuso + 3 rispetto al meridiano di Greenwich. Finora la Turchia aveva lo stesso fuso orario + 2 di Grecia, Romania, Bulgaria ma anche di Libano e Siria, che continuano a seguire il fuso dei Paesi europei centrorientali. Dal prossimo 30 ottobre, invece, la Turchia seguirà lo stesso fuso di Paesi mediorientali vicini, come l'Iraq e l'Arabia saudita.
Le ore, solari o legali danno agli uomini il tempo, inventano il tempo. Vengono, così, spostate le lancette dell'orologio che vanno messe in avanti o indietro inseguendo il cambio delle stagioni, del "movimento" del sole anche esso inventato dagli uomini che lavorano, pregano, sognano. 
Siamo nel tempo, siamo il tempo. Clessidra, campane, orologi lo hanno segnato. L'uomo, di volta in volta, ad esso tempo si è sottomesso oppure lo ha dominato. L'ora legale e solare sono degli esempi straordinari e una prova della direzione di senso che i gruppi si danno facendo umanità. 


Immagine correlata


 


 

 

mercoledì 10 agosto 2016

Senza mai giungere a compimento: Kierkegaard, Heidegger, Sartre

a cura di Nico Carlucci



Per Kierkegaard la dimensione dell’angoscia è costitutiva dell’esistenza stessa dell’uomo, essa si fonda in ciò che l’uomo stesso è: una sintesi sempre dinamica di anima e corpo, finito e infinito, sintesi che viene designata con il termine spirito. L'angoscia è infatti propria di uno spirito incarnato, quale è l'uomo, di un essere fornito di una libertà che non è né necessità, né astratto libero arbitrio, ma libertà condizionata dalla situazione, ossia dalla possibilità di ciò che può accadere, di poter agire in un mondo in cui non può sapere cosa accadrà. Essa non è presente nella bestia che, priva di spirito, è guidata dalla necessità dell'istinto, né nell'angelo che, puro spirito, non è condizionato dalle situazioni concrete. «Se l’uomo fosse animale o angelo, non potrebbe angosciarsi. Poiché è una sintesi, egli può angosciarsi.»
La possibilità è la categoria fondamentale dell'esistenza e la condizione di insicurezza. L'uomo sa di poter scegliere, di Egli acquista la coscienza che tutto è possibile, ma proprio quando tutto è possibile è come se nulla fosse possibile, e la possibilità pertanto non si riveste di positività, ma è la possibilità dello scacco, la possibilità del nulla.
 
"Heidegger discorre a lungo intorno al fenomeno dell’angoscia, ritenendolo il più adatto a svelare l’essenza dell’uomo. L’esserci (uomo) è in maniera strutturale emotivamente aperto al mondo e ciò si rivela nei diversi stati d’animo, tra i quali assume particolare rilevanza proprio l’angoscia che, a differenza della paura, non si ha di fronte a qualcosa di determinato, bensì alla totale indeterminatezza, al nulla come totale assenza di significato del mondo stesso. L’uomo si ritrova ad esistere senza sapere donde viene e dove va, percepisce la sua esistenza come un puro essere-gettato nel mondo. Percezione del nulla e percezione della libertà si implicano vicendevolmente nell’angoscia, portando l’uomo alla fuga da sé, ad abdicare irresistibilmente alla propria responsabilità e libertà, a rifugiarsi nel mondo tranquillizzante dell’esistenza inautentica, del Si (man)".

Ma per Heidegger il modo giusto di vivere, l’esistenza autentica va a coincidere con il vivere-per-la-morte: la vita può svolgersi entro un orizzonte autentico se e solo se le scelte dell’uomo sono rapportate alla sua stessa finitezza. Se le scelte fossero svolte entro un ambito di vita eterna, perderebbero di significato perché non comporterebbero alcuna assunzione di responsabilità, in quanto ogni evento e ogni scelta potrebbe essere ripetuta all'infinito, ogni strada potrebbe essere battuta, superando quel principio di esclusione (l'aut-aut kierkegaardiano) per cui una decisione comporta alcune conseguenze e non altre: una vera condanna all'eternità, nella quale ogni scelta risulterebbe indifferente e la vita stessa perderebbe di significato, cedendo all'apatia e all'indifferenza. Il vivere-per-la-morte è concetto positivo: solo la consapevolezza della finitezza umana è in grado di produrre quel significato e quell'attenzione per le cose del mondo che non si potrebbero avere se, perduto nell'eternità, l’uomo avesse la consapevolezza di poterne godere in eterno.

Da qui l’esortazione ad avere il coraggio dell’angoscia, poiché derivando essa proprio dalla suddetta  consapevolezza di finitezza, oltre ad essere uno stato emotivo indissolubilmente legato all'esistenza autentica, è anche un sentimento positivo, dal quale non sfuggire, necessario a dare significato autentico alla vita, mentre chi vive nell'esistenza inautentica tende a dimenticare la morte e ad allontanare l'angoscia, in un modo che ricorda da vicino le considerazioni pascaliane sul "divertissement".
 
Anche Sartre parla di comportamenti di fuga e di scusa, la “malafede”, una sorta di menzogna raccontata a se stessi e su se stessi, un tentativo di rifugiarsi nel modo di essere tranquillizzante dell’in-sé, accettando regole e gerarchie sociali. Ma la fuga risulta impossibile, perché nel momento stesso in cui l’uomo fugge da sé e dalla propria angoscia si rende perfettamente consapevole di essa, la sperimenta appieno e cercando di fuggire alla propria libertà ne fa completo uso. Ma per Sartre questa situazione non può avere esito positivo: l’ineluttabilità di libertà e angoscia è l’ineluttabilità di una vita destinata allo scacco. L’uomo è condannato a vivere questo continuo superamento di ciò che è in direzione del proprio non-essere-ancora senza mai giungere a compimento, senza mai ottenere un appagamento, continuando a comportarsi “come un asino che tira un carretto e che tenta di prendere una carota fissata alla punta di un bastone anch’esso legato alle stanghe del carro. Ogni sforzo dell’asino per afferrare la carota ha per effetto di far avanzare tutto il carretto e anche la carota che rimane sempre alla stessa distanza dall’asino.”



Risultati immagini per esistenzialismo kierkegaard foto
 
Soren Kierkegaard

sabato 16 luglio 2016

Ida Magli: Preghiera laica

CHI ERA IDA MAGLI?
    RICORDI E PENSIERI DI CHI L'HA CONOSCIUTA   www.italianiliberi.it


di Nico Carlucci, allievo



Preghiera laica


Ida è stata un Poeta, è un Poeta dato che è ancora qui, tra noi con la sua opera. Un aggettivo ricorrente nella sua scrittura era proprio quello di “bello”, da parte di una persona “bella” che amava i fiori, la musica, il cielo stellato nella notte del mondo. Ida conosceva Teresa, la “piccola” Teresa di Lisieux e la sua pioggia di Rose, Ida che era una Rosa e che come Teresa diceva “Io sarò l’amore”. Un amore che ha dato senza chiedere nulla in cambio con il suo pensiero, le sue note a volte “alte” a volte “gravi” perché questo era il suo occhio da Poeta sull’Universo. Ida ha scritto come un Gigante di uomini e donne che la Storia non capiva, parlava di Gesù, di Francesco, di Maria di Nazareth, di Gemma (Galgani) e commuoveva chi le era vicino. Gli allievi le stavano intorno e con lei decodificavano una cultura, la mia, la nostra cultura e imparavano a fare scienza, sì scienza con animo “perturbato” e sognante.


 L’opera di Ida Magli compie questo salto epistemologico che l’Accademia tuttora non sperimenta: la coincidenza tra poesia e scienza, tra arte e vita. Come ha detto a più riprese nel suo lavoro da antropologa,si è servita della Musica che conosceva essendosi diplomata in pianoforte: la cultura è musica.


E questa musica è un vibrato struggente. È solo quando ci sono dissonanze noi capiamo che qualcosa non va. Oggi l’Occidente vive proprio questa dissonanza con l’invasione di popoli provenienti da altre “musiche del mondo”.


Da qui la sua immane battaglia contro l’Unione europea che ha smarrito l’orizzonte sul quale si stagliano i valori, i significati, i simboli, un’Unione europea volta verso l’omologazione delle Nazioni.


Con Ida ho osservato le culture che sono delle galassie scintillanti dietro alle quali pulsano altre galassie in un firmamento di stelle. Le culture confinano tra loro in un vicino e lontano aurorale, si scontrano e si in-contrano; in altre parole, sono in cammino verso un avvenire-futuro. Ma la galassia con le sue costellazioni possono esplodere. È quanto Ida ha cercato di dirmi con i suoi studi straordinari, politicamente “scorretti” proprio scrivendo della dittatura europea, dell’invasione islamica, del dopo l’Occidente.


Ida, molti ti hanno amato, molti si sono girati dall’altra parte anche gli insospettabili.


A te il mio grazie infinito…

Nico Carlucci

Figli dell'uomo. Duemila anni di mito dell'infanzia
Ida Magli, Figli dell'Uomo, Milano, BUR, 2015

mercoledì 22 giugno 2016

Putin e la difesa dell'Occidente

a cura di Nico Carlucci

     Putin, forse, si conferma come l'unico difensore della cristianità. Egli è contro l’islamizzazione progettata a tavolino da chi pretende di meticciare l’Europa e il resto dell’Occidente. Putin e' lontano da chi crede di poter cancellare un messaggio d’Amore che l’Umanità di Gesu', di Francesco, di Teresa di Lisieux hanno dato.
Paradossalmente Dio, ancora oggi, è messo di nuovo in croce. Gesù, Padre dell’Occidente moderno, che detta un solo comandamento: Ama il tuo prossimo quanto ami te stesso.
"Quel Nazareno innocente, al quale, 2000 anni dopo la colpevole crocifissione, sputiamo in faccia il nostro rifiuto, l’odio, per dabbenaggine, ignoranza e comodo silenzio complice delle mille nefandezze di chi sta tentando di cancellarcelo dal cuore, Gesù, per installarci il nulla. La finta bontà, forse. Travestita di stupido buonismo, che si alimenta di esteriorità e recide le profonde radici della carità cristiana, cosciente e devota.
Putin, del messaggio cristiano e di Gesù Cristo, ne ha fatto missione! E la sua visita ai santi monaci ortodossi del Monte Athos, in Grecia, luogo santo e benedetto per eccellenza nel panorama cristiano, ne è la conferma! Una devozione alla Fede unica, inscindibile e antica, con la speranza, la certezza, di una benedizione che arrivi direttamente dal Cielo. Che, sull’Athos, tocca la Terra e la sposa. Putin che salva i cristiani nelle terre invase dagli infedeli assassini e regala loro la speranza di un futuro libero e pacifico.
Quello stesso Putin che parte per le zone di guerra e stabilisce personalmente le strategie, la tattica, per debellare quel terrorismo islamico, che è armato non solo di kalashnikov e coltelli, ma, anche e soprattutto, di parole e preghiere di morte.
Putin che da lezioni ad un’Europa serva della peggiore massoneria americana, senzadio e senza morale. Questa Europa, la quale si spoglia della propria ultramillenaria Identità, fatta di Arte e Cultura, Filosofia e Scienza, per farsi invadere confusamente  da hotdog e kekab, da salsicce di porco americano e panini con frattaglie di montone. Per farsi meticciare fin dentro l’anima senza opporre una benché minima resistenza. Convinta, forse, che il dio degli islamici sia misericordioso quanto Gesù.
Ma Gesù è Dio. Il resto è vento del deserto. Furia e carestia insieme. 
E Putin, ultimo Crociato, questo lo sa.
Fra me e me" ( Nino Spirli')

Palazzo d'Inverno

domenica 22 maggio 2016

L'Italia e la vera mancanza di una politica migratoria

 di  Nico Carlucci


     Viviamo in  un Paese che non ha, purtroppo, un governo serio. Pensiamo, per esempio, a come l'Italia, i politici italiani affrontano il problema degli pseudo profughi che continuano ad arrivare sulla nostra Penisola. Il Governo Renzi dovrebbero impegnarsi a bloccare militarmente  la partenza dei barconi anche con opportune misure di polizia marittima. Invece, subiamo passivamente l'invasione e cioè quello che non è mai avvenuto nella storia di lunga durata dell'Occidente: uno Stato sovrano che aiuta a farsi occupare dallo straniero. Con una distorsione dei significati, i politici, i giornalisti e molte donne fanno degli spot alle loro imprese nefaste e alla loro incapacità usando, purtroppo, la nostra Marina militare e parlando di soccorrere umanitariamente i clandestini. Questi ultimi continuano ad arrivare a frotte e minacciano, così, una vera e propria colonizzazione che sconvolgerà di sicuro i nostri equilibri demografici e sociali. I giornalisti complici confondono in malafede gli italiani scambiando chi fugge dalla guerra con i clandestini che invadono l'Italia partendo dall'Africa nera. Inoltre, il
nostro governo non fa ciò che Paesi meglio organizzati e responsabili, come la Germania e la Svizzera fanno da tempo: non conteggia chi arriva sulla base delle capacità di inserimento nella nostra economia. Del resto, come potrebbe visto ciò che vogliono un Papa populista e demagogo e una irresponsabile presidente della Camera?
Il problema dell'immigrazione clandestina è lo specchio di una Italia allo sbando. In realtà, non c'è uno straccio di politica dell'immigrazione; subiamo passivamente l'arrivo di centinaia di immigrati, non sapendo che farne. E' evidente la mancanza di una intelligenza che si nutre di studio, di riflessioni e, in ultima analisi ,di azioni. Ma quanti di coloro che ci governano conoscono l'Antropologia?  Chi ha mai sentito parlare di acculturazione, di "personalità di base", di "evoluzionismo", di sistemi logici?  Così, le nostre strade brulicano di immigrati che chiedono l'elemosina, di lavavetri delle auto fermi al semaforo: uno spettacolo mortificante per loro, abbandonati a se stessi e per lo Stato paralizzato dall'incompetenza e dall'assenza di capacità di decisione. Il governo ha una doppia morale: prassi cattolica e prassi di sinistra "radical".

Italia tradita


giovedì 5 maggio 2016

Grecia e fine di una storia Occidentale

di Nico Carlucci    

     Panagiotis Grigoriou, è uno storico e un "moderato". Alberto Bagnai lo ha scoperto e lo ha fatto conoscere. E’ un intellettuale che secondo alcuni suscita rispetto per la qualità del suo pensiero.
Egli ha scritto una lettera drammatica ad Alberto Bagnai, economista controcorrente e fondatore di ‘Asimmetrie‘.
Non è il “classico” articolo sulla crisi greca.
Ora Panagiotis Grigoriou scrive una lettera semplice e al contempo sconvolgente. Rivolgendosi ad Alberto Bagnai, lo storico greco, che, come la maggior parte dei greci fino a pochi anni fa mai si sarebbe immaginato di trovarsi sull’orlo dell’indigenza:
"Stremati da questo paese, in realtà in punto di morte eppure sempre così bello da visitare, lanciamo infine la nostra campagna… credo come ultima possibilità!
La trappola finale scatta dopo l’euro, l’ulteriore arma di distruzione di massa utilizzata dell’Europeismo (e non solo) sono i migranti. La mia compagna (da ottobre scorso priva di risorse perché disoccupata) ed io stesso, tentiamo quest’ultima… sortita per la sopravvivenza, attraverso la nostra attività Greece Terra Incognita, nel campo del turismo.
Se falliremo (visto che le donazioni che riceve Greek Crisis non sono sufficienti), non ci resterà che attendere la morte fisica, dopo quella economica, o lasciare la Grecia…
E ancora:
Gli altri Greci intorno a noi sono più o meno nella stessa situazione, e un 20% della popolazione se la cava, anche grazie… all’economia alternativa. Mi ricordo quando abbiamo parlato nel 2013 e 2014, avevo evocato diverse volte la prostituzione delle studentesse, come per esempio in Russia negli anni 1990: oggi in Grecia ci siamo in pieno; e ancora, in tanti vendono per strada tabacco “fatto in casa” nelle zone di campagna, i nostri legami sociali e familiari si disfano e, evidentemente, il racconto della grande solidarietà nei confronti dei migranti non è altro che propaganda, riguarda una parte minima dei Greci (da cui la sociologia del clientelismo SYRIZA), e – purtroppo per i migranti – non può essere diversamente.
Sono convinto che l’integrazione… mondialista abbia deciso di sostituire anche una parte della popolazione della Grecia e già si parla della creazione di zone economiche speciali.
La situazione è tale che
i Greci in questo momento sognano una “buona dittatura militare e patriottica” lo sento dire tutti i giorni per le strade, anche se non sui media. Perché secondo me Tsipras aveva “venduto” tutto prima di arrivare al potere e questo enorme tradimento della nazione (e non soltanto del popolo di sinistra, come si è detto) ha distrutto nei Greci l’ultima speranza di uno svolgimento politico legale, e insieme ha polverizzato per sempre la loro ultima possibilità (anche teorica) di gestire il tempo ancora possibile perché sperato, quello del futuro. Da questo punto di vista, la mutazione (e mutilazione) antropologica della società greca è dunque immensa, con SYRIZA il coltello nella ferita ha superato la barriera anatomica della società greca." 
VN:F [1.9.3_1094]
 
 
Drammatico Sos dalla Grecia: "Avanti così moriremo tutti", 4.9 out of 5 based on 15

sabato 19 marzo 2016

Allevamento e figli. Primi passi verso l'omologazione...

    di Nico Carlucci


     Spesso quando i Governi cambiano bisogna mettere le mani sull'educazione dei bambini e degli adolescenti. Questo succede perché bisogna che i figli degli Uomini vengano sottomessi ai principi delle nuove regole mondiali che il Potere sponsorizza. Faccio riferimento proprio a quelle regole che esso Potere trova più adeguate per togliere, così, le capacità critiche alla specie Homo sapiens che viene addomestica tramite Invalsi, competenze varie, griglie di valutazione di natura quantitative più che qualitative.
Allora è buono che i Ministri di turno dell'Istruzione in Italia siano donne e gli operatori nella scuola, i dirigenti scolasti, gli insegnanti, siano quasi sempre donne per uno spazio scolastico fatto di donne, appunto, ubbidienti. La scuola italiana proclama, mediante l'ennesima riforma, la "Buona scuola", che diventa "buona" solo recitando la relativa formula che ti obbliga a crederci. Ne parli e ripeti la "formula", pronunci: "Buona scuola" e come vuole la forza della parola potente che crea la realtà essa sarà...(cfr.: G. Van der Leeuw, Fenomenologia della religione, Torino, Bollati- Boringhieri, 1975)
Puntualmente in Italia ad ogni Ministro che cambia abbiamo una scuola che "cambia", degli esami di Stato che sono lo specchio di quello che il Governo fa suo restando lontano dallo stesso mondo della scuola, dai figli degli Uomini che crescono ancora una volta vittime dei grandi, sacrificabili come la storia ci insegna (Ida Magli, Figli dell'Uomo: duemila anni di mito dell'infanzia, Milano, BUR Rizzoli, 2015).

 What a lovely day!

Ma ora che succede anche in Gran Bretagna?  Gli alunni di scuole elementari inglesi potranno utilizzare il punto esclamativo solo al termine di frasi che iniziano con «How» o «What», come in «What a lovely day!», «Che bella giornata!». Per il resto, dovranno attenersi a quell’understatement che più si addice all’educazione britannica.
Il messaggio è contenuto nelle ultime linee guida ministeriali in fatto di punteggiatura, indirizzate alle scuole e intercettate dal "Sunday Times". John Sutherland, docente emerito di letteratura inglese all’University College London e autore del saggio «How Good Is Your Grammar» dice«Abbiate pazienza  io credo che queste linee guida siano ridicole! Tutto dipende dal contesto del discorso!». E definisce le istruzioni che vengono dall'alto «confuse e imprecise».
Gli scolari inglesi - a partire dai 7 anni, precisa il ministero - sono invitati a un utilizzo più coscienzioso del punto esclamativo, che agli occhi di molti prof. costituisce un oltraggio alla grammatica. Sotto accusa finiscono anche alcuni testi scolastici, ritenuti troppo «indulgenti» verso l’interiezione.
Questo è uno dei tanti esempi di come l'addomesticamento incomincia da parte del Potere subito, attraverso, programmi, linee guida, come abbiamo visto, mezzi di informazione, rete internet che salvarsi diventa un'opera difficile anche se non impossibile.
 
 
Immagine correlata

domenica 21 febbraio 2016

La mia Stella

di Nico Carlucci

Ieri è morta a Roma la più grande antropologa italiana: Ida Magli.

sabato 9 gennaio 2016

Maschi e barbe globalizzate nell'era di nuove invasioni barba-riche!


     In tempi antichi, la barba era piuttosto diffusa.
Per esempio un popolo che aveva il culto della barba era quello Assiro e poi Babilonese. Essi popoli portavano lunghe barbe con riccioli, barbe scurite e lucidate con olii profumati. In occasioni speciali usavano poi anche polvere d’oro o d’argento.
 
In Egitto la barba era un simbolo divino e in definitiva di potere. I personaggi di alto rango si sbarbavano, ma allo stesso tempo usavano barbe posticce ritrovate con le loro custodie in numerose sepolture. L’unica donna riuscita a salire al rango di Faraone (Hatseputh 1480 a.C.) è spesso raffigurata con la barba visto l'associazione potere-barba, potere-maschio che molte culture hanno codificato nel loro immaginario collettivo.
Anche i greci del periodo classico portano la barba. Personaggi come gli strateghi ateniesi Temistocle, Pericle o  Milziade, ma anche gli spartani Pausania e Leonida portavano una corta barba.  Le cose cambiano con Alessandro Magno che vuole i suoi soldati ben sbarbati.
 
Anche i Romani si sbarbano, sì i Romani che inventano il "laico", il germe del mondo che verrà in un Occidente da loro conquistato dove viene meno la sottomissione al trascendente. La loro forza è quella della loro parola, è quella di essere cittadino romano. E le donne romane, di conseguenza, rispetto a quelle della Grecia sono più libere...
E' solo con Adriano che prende il via una catena di imperatori barbuti.
Nel periodo medioevale la barba segnala le differenti fazioni religiose. In Oriente gli islamici la portano in quanto si narra che Maometto fosse barbuto. In Occidente, dopo lo scisma del 1035, essa diventa caratteristica degli Ortodossi mentre i Cattolici si sbarbano fino al sacco di Roma. È papa Clemente VII che inaugura in segno di lutto i pontefici barbuti.
 
Ma il vero secolo della barba e anche dei baffi è il 1800. Con il Romanticismo il ceto medio avanza e la tecnica ha fatto passi da gigante. I prodotti per la cura di barba e baffi si diffondono; nascono numerose case produttrici tuttora attive.  Se le basette vengono portate lunghe è ai baffi che viene portata maggior attenzione e cura. Diventano, infatti, imponenti e tipicamente arricciati all’insù.
 
Ma già alla fine dell’800 barba e baffi hanno i giorni contati. Nasce il rasoio di sicurezza e un volto "pulito ed onesto". Il 900  diffonde questa tendenza che, salvo isolati periodi, è arrivata fino ai giorni nostri.

La guerra nell'era del globale

     Negli ultimi tempi come dicevo, però, la barba è tornata di moda. Perché?
Ida Magli si sofferma nei suoi ultimi studi sulla terza guerra mondiale che è in corso e che la globalizzazione combatte non solo con le armi ma anche tramite la rete e io aggiungo con le barbe. Sono gli anni dell' invasione dell'Europa da parte dei cosiddetti migranti, gli anni della Notte di San Silvestro 2015 che ha visto violate le donne tedesche di Colonia da gruppi di nord africani. Uomini barbuti? Beh anche i tedeschi maschi rispondono con la barba, ma credo che sia la loro meno virile perché di moda nella grande sfera omosessuale degli "uomini bianchi". I loro visi sono tenui e, in ultima analisi, aggraziati da una dolcezza che è il risultato della storia a cui appartengono, di una Europa "femmina" e accogliente che li plasma. Ciò viene sottolineato anche dalla barba dei transessuali cantanti in Eurovisione che "indossano" curve e gonne colorate nella passarella "fashion" sotto i riflettori di una notte lucente. Ma i maschi, quelli addirittura circoncisi, invece, sono altrove e vengono dal mondo islamico che alla barba non ha mai rinunciato perché segnale della mascolinità vera e primordiale. Sì, la barba dà autorità.
Terza guerra mondiale guerra di barbe? Guerra di barbe curate, folte, rudi, sporche?
I maschi tornano a specchiarsi tra loro, in una battaglia dove non si capisce chi vince e chi perde!

Immagine correlata