mercoledì 12 novembre 2008

Università: i dottori "perduti".

di Nico Carlucci


dedicato a Davide, studente di Chimica a
Perugia e del movimento dell' Onda


Il mondo della scuola e dell'Università protestano. Ma oggi, ha ancora senso parlare di istruzione in Italia? "Istruzione", che brutta parola, che i governi, i pedagogisti e i sindacati di turno hanno reso vuota. Istruzione di chi e di che cosa? Dell'individuo? Della massa? Istruzione per tutti?
So solo che si continua a non cambiare nulla sia sul piano delle discipline che su quello della "molteplicità".
Dicono che il mondo sia plurale e indeterminato. E' giusto. Ma chi è al potere ci crede veramente? Forse no! E il globale dove va? Cos'è questo oscillare tra il "locale" e la pluralità dei significati?
Pensiamo, per esempio, ai nostri titoli accademici.
Nell' era della globalizzazione si vuole la loro equipollenza a quelli stranieri infischiandosene della cultura italiana e della sua "diversità" nella Storia. Equipollenza di che cosa? Magari anche dell' altezza, del taglio dei capelli, dei diplomi, appunto, delle lingue, dei valori? Ma non viviamo nell'unicità di chi è persona? Perchè i poteri cercano di renderci "simili" negando, così, la libertà di ciò che è "altro"?
Da come si sono configurati i nuovi corsi di laurea, di primo e secondo livello, di laurea triennale e specialistica, di dottorati di ricerca è emerso il non aver capito "noi" e gli "altri", l'Italia e il mondo anglosassone a cui si vuole assomigliare a tutti i costi.
Come conseguenza, bisogna prendere atto che non esiste nel "Bel paese" una laurea magistrale o specialistica, per esempio, in Filosofia. Sembra strano, ma è così. Queste ultime si chiamano in modo da ricordare più dei percorsi e delle borse di studio: Storia della filosofia, Scienze filosofiche, Filosofia e studi teorico-critici ecc. Niente di tutto questo in America, vero punto di riferimento della riforma universitaria italiana, come ho già detto.
Negli USA i master e i ph.d in Filosofia sono Master e Ph.D in Filosofia e basta. E' lo studente che una volta ammesso ai relativi corsi, sceglierà un suo campo di studi "originale".
Adesso guardiamo ai dottorati di ricerca che nascono negli anni 80. Ma con le nostre lauree del vecchio ordinamento non eravamo già dottori? Oggi chi è dottore? Tutti, per non offendere nessuno, basta laurearsi nella confusione degli ordini e gradi che vengono "offerti" per la formazione
(gli studenti dell'Onda chiedono giustamente l'abolizione della formula 3+2).
Per restare nell'ambito dei dottorati di ricerca (questa si faceva anche prima con la discussione-"difesa" della tesi) sono stati inventate tante dizioni e "titoli" che non hanno alcuna corrispondenza con quelli esteri. Cerchiamo di essere chiari. In America dopo il master decido di fare, per esempio, un ph.d in Antropologia. Trattasi di un Ph.d in Antropololgia. Qui, in Italia, diventa, invece, un dottorato di ricerca in Antropologia e epistemologia delle società complesse, Antropologia della contemporaneità, ecc. Dov' è l'equipollenza?
In realtà, con queta fioritura di corsi universitari, diplomi, master di primo livello e di secondo livello, di dottorati di ricerca dai nomi più vari e "particolari"si creano, appunto, materie e cattedre per qualcuno tramite la moltiplicazione delle diciture e degli "indirizzi". I poteri e le "baronie" prendono il sopravvento creando titoli autonomi e paradossalmente non "equipollenti".
Nella fabbrica dei diplomi, i dottorati di ricerca e non diventano uno "stile" dei poteri accademici secondo la moda del momento. Più tardi la Storia dirà che quest' ultimo è stato finalmente superato perchè il clima culturale è cambiato e il potere deve rifondare se stesso.