sabato 10 ottobre 2015

L'Antropologia incontra la Filosofia

di Nico Carlucci

     C’è da ripensare nel mondo globalizzato al concetto di Uomo. E’ ancora possibile parlare di Uomo? Chi è l’Uomo? Possiamo ripercorrere quanto è stato detto riguardo all’Uomo partendo da Pico, per avventurarci nel campo della filosofia e dell’antropologia e rileggere, così, Nietzsche, Heidegger, Sartre, Sloterdijk.
Darò alcuni input per il nostro progetto che cercheremo di "illuminare" e approfondire con la pratica filosofica.
Con Pico della Mirandola incontriamo una pratica dell’uomo che si crea, maneggia, forgia continuamente. Il testo base in questo caso è Orazione sulla dignità dell’Uomo.
Come secondo momento della ricerca è straordinariamente significativo quello che Nietzsche scrive in Così parlò Zaratustra. Qui ci sono due interrogativi a proposito dell’Uomo. Parliamo dell’ultimo Uomo ? Parliamo dell’oltre Uomo, di un al di là dell’ Uomo, il Superuomo?
Qualche risposta al nostro tema possiamo incontrarla anche in Prima lezione di antropologia di Remotti che nel momento in cui studia i popoli "altri" si interroga sulla genealogia dell’umano. In sintesi, lo studioso si sofferma su come i popolo del mondo fanno umanità. Ogni cultura traccia un recinto all’interno del quale vive. Siamo sottoposti ad una foggiatura, appunto, come scrive Pico alcuni secoli prima.


La nostra è’ una rilettura, ma anche una creazione di noi, dell’Occidente, della sua storia. La filosofia fa un livello di analisi che incontra le scienze umane e l’epistemologia.
Nell’antropologia filosofica di Gehlen e altri si affronta il tema dell’uomo che per il filosofo in questione parte sempre da una "mancanza".
Le cose incominciano a vacillare con Foucault (vedi Le parole e le cose). Questi rilegge " Las Meninas" di Velasques e cioè un dipinto che non ha più una prospettiva definita, centrale come quella che aveva l’Uomo vitruviano.
Foucault conclude che la figura dell’Uomo è recente, è una stella che brilla da solo duecento anni .
Non abbiamo prima del 1600 la coscienza di un essere la cui natura è conoscere la "natura umana".
Possiamo spingerci ancora per la nostra ricerca a la Lettera sull’Umanismo di Heidegger e a quanto Sartre scrive in L’esistenzialismo è umanismo. Per il primo il problema dell’essere è fondamentale. Egli fonda un’ontologia fenomenologica. Lo studio dell’essere è sempre un atto di interpretazione posta dall’esserci (l’uomo). L’ontologia non si dà se non in una circolarità ermeneutica. Non c’è studio dell’essere se non ci fosse studio dell’esserci che è "preoccupato".
Per Heidegger potremmo concludere che ogni uomo è in quanto si dà nella vita "pratica", l’esistenza, in qualche modo, è nel dinamismo
Sartre, invece, parlando dell’Uomo è legato alla tradizione " umanistica". In lui rimane centrale la scelta, la responsabilità.
Per il filosofo francese l’Uomo è condannato ad essere libero. La vita non ha senso a priori. Il valore è quello che si realizza.
In sintesi, l’Uomo è da farsi, non è un fine o un mezzo. In altri termini, egli è un superamento. La storia dell’essere è proprio quella che determina la situazione umana.
Nell’opera su menzionata, Sartre sottolinea elementi soggettivistici come libertà, progetto ecc. Abbiamo in Sartre anche l’Universale "singolare". Kierkegaard? Qui Sartre parla proprio del filosofo danese e cioè di un morto che è "presente", di una eternità paradossale dell’Uomo nelle tante letture di Kierkegaard.
Con Sloterdijk abbiamo il suo "parco umano": l’umanismo è un’impresa antropotecnica tra uomini diversi che addomestica l’uomo. Anche con la disciplina avviene l’addomesticamento. Per il filosofo ci sono quattro meccanismi. Ecco la sua opera Sfere (Bolle, Globi, Schiume) fatta da momenti: l’insulazione, l’esonero, la neotemia , la trasposizione.
Sloterdijk si interroga sull’allevamento, sul dopo Heidegger, sul parco umano a cui abbiamo accennato prima.
Questi sono alcuni punti da sviluppare all’interno di una ricerca che per definizione, forse, non si compie. Potremmo parlare di un superamento dell’Uomo? Vengono riproposti in un mondo globalizzato alcuni temi che spesso sono emarginati o meglio "evitati". Il nostro progetto cercherà di delineare i tratti dell’uomo che verrà?

Arrivano gli dei di Dolce&Gabbana

mercoledì 19 agosto 2015

Il Paese della Cuccagna. Overture..............


di Nico Carlucci

 In occasione dell' Expo a Milano è stata organizzata dal Comune meneghino una mostra che parla del tema della cuccagna, della sovrabbondanza di cibo visto che è proprio il cibo ad essere trattato dall'esposizione universale che si tiene, qui, nel capoluogo lombardo.
Il tema dell'Expo è nutrire il pianeta presentato dagli stand dei tanti paesi vicini e lontani. Sì, è il cibo, dicevo il tema dell'esposizione che finisce, spesso, se acquistato all'Expo con il pagamento di conti salati (ma il tema non era "Nutrire il pianeta" bisognoso? ).
La mostra di cui sto parlando è al Castello Sforzesco. Essa è interessante e richiama ad ulteriori riflessioni politiche, sociali e antropologiche.
Vediamo che si snoda in nove sezioni e ha lo scopo di analizzare le origini, i nuclei tematici  e le evoluzioni del Paese della Cuccagna. Seguendo la tradizione letteraria viene narrato attraverso modelli iconografici la storia del cibo. Il perdurare nei secoli di questo tema della Cuccagna conferma il suo successo nell’immaginario collettivo.
Il Paese di Cuccagna nasce nel passato come risposta sociale alle condizioni precarie delle classi più disagiate. Esso narra di un luogo in cui tutti godono e hanno a propria disposizione qualsiasi cosa desiderino: abiti, cibo, bellezza, giovinezza. Lavoro, fatica e gerarchia sono aboliti. L’aspetto più duraturo di tale tradizione è quello legato all’immaginario culinario: cibi e bevande costituiscono la stessa natura del paesaggio, caratterizzato da fiumi di vino, monti di ricotta, pioggia di capponi arrosto e architetture commestibili di lasagne, formaggi e prosciutti. Nel corso dei secoli gli altri temi vengono meno e rimane l’idea di una sovrabbondanza culinaria e di un posto di piaceri e delizie ormai privo di ogni connotazione di critica sociale (quello che non viene fatto durante l'Expo).
Mi preme sottolineare in questo articolo che il cibo può essere crudo e cotto. Come ha spiegato Claude Levi-Strauss è proprio la rappresentazione del cibo, il modo in cui si presenta a segnalare il passaggio dalla Natura alla Cultura (Le cru et le cruit, Paris, 1964).
Per lo studioso tutti i dati che analizza in alcuni miti da lui studiati del Brasile si connettono in una determinata struttura le cui leggi ultime sono di tipo inconscio e che, in ultima analisi, "parlano noi".
Il cibo può essere crudo e cotto come dicevo. Levi-Strauss associa il crudo a ciò che appartiene alla Natura che appunto non cuoce. Il Cotto, invece, è quello che viene trattato dalla Cultura che è prima di tutto manipolazione. Al riguardo di quest'ultimo abbiamo l'elemento fuoco che permette il passaggio di cui ho scritto sopra.
Potremmo aggiungere dopo questa distinzione tra Crudo e Cotto il Super cotto che richiama gli arrosti, il bruciato, il cibo degli dèi, l'incenso. Ma su questo dovremmo aprire una trattazione a parte visto la sua complessità.


venerdì 7 agosto 2015

A Good Beginning 2015

 
a cura di Nico Carlucci 
 
 
Something is about to happen all over again...
 
 

lunedì 3 agosto 2015

L'Italia non è un Paese islamico



articolo di Nino Spirlì da   blog.ilGiornale.it  3 agosto 2015
 
In questa terra – santa – c’è nato Francesco d’Assisi, e anche Caterina da Siena, Benedetto da Norcia, Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Tommaso d’Aquino, Pio da Pietrelcina, Giovanni XXIII, … … … fino ad arrivare alla “Radio dell’Aldilà” Natuzza Evolo…
Pietro e Paolo scelsero l’Italia e Roma per continuare l’Opera del maestro.
E Roma scelse CRISTO per Fede.
Mi turba e mi sconvolge questa folle corsa verso l’affratellamento forzato con chi mio fratello non vuole essere. Con chi, quotidianamente, minuto dopo minuto, manifesta un odio irreversibile verso tutta la mia Storia e la mia Cultura. Con chi piscia sulle maestose opere d’Arte dell’Occidente progredito e libero. Con chi mi invade cercando di cacciarmi fuori dalla mia terra. Con chi non mi concede in casa sua  la stessa libertà che pretende in casa mia. Con chi pretende di farmi tornare indietro di mille anni, quando i mori sbarcavano col sangue agli occhi sulle mie spiagge per violentare e ammazzare.
Mi fa pensare questa invasione contraddittoria fatta da maschi giovani e forti che “scappano dalle guerre” lasciando in mano al “nemico” donne, vecchi e bambini. Ai miei tempi, la gioventù temeraria combatteva proprio per difendere casa e famiglia.
Infine, mi rompe i maroni la finta bontà di certo marciume sociale e morale che, pur di passare per santo o giusto, sta consegnando martiri a cotanti carnefici.
Assassini, stupratori e drogati ce n’è ovunque, ma è innegabile che i peggiori crimini, oggi, non parlino italiano. 
Dobbiamo consegnare le gole alla lama ogni volta che usciamo di casa, sperando che non sia il nostro turno, o possiamo contare su leggi restrittive e che garantiscano la sicurezza e la tranquillità?
Fermare gli sbarchi e rimandare i clandestini nei loro Paesi non è peccato: è sacrosanto!
Il peccato, mortale, è consegnare un Paese libero alla tirannia. Soprattutto a quella fanatica e macellaia.
Fra me e me. Perché Cristo non sia crocifisso due volte.
San_Francesco_d_Assisi
 
 

sabato 13 giugno 2015

Falsi Miti e l'invenzione dei Migranti in Italia

di Nico Carlucci.             

Il Governo italiano, i giornali, i media continuano a dire che i clandestini che arrivano in Italia scappano dalle guerre e che, in realtà, è tutta colpa dell'Occidente per quello che sta succedendo. E, soprattutto, respingerli è illegittimo.  Questo è del tutto falso.      
Sono molti i totem del buonismo dei nostri politici. Per questi l'immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.
In questa giornata elettorale Matteo Renzi afferma che se l'Europa non ci aiuta ha un piano B, ma non spiega di che si tratta. Alfano parla di un Vecchio Continente egoista che respinge i cosiddetti migranti facendo, così, brutta figura con Francia, Svizzera e Austria che vogliono semplicemente il rispetto delle leggi (il trattato di Dublino). Evidentemente Angelino non ha alcuna consapevolezza che i confini vanno difesi, che gli Italiani vanno difesi dall'invasione dello "straniero". Angelino non ha il senso della sacralità dell'Italia che purtroppo per i nostri rappresentanti è andata perduta per sempre.
Dire che non accogli significa per i potenti del Belpaese che sei un egoista. I vari presidenti di turno, infatti (Napolitano, Mattarella), con le loro parole fanno scattare il sentimento di colpa negli italiani che hanno rinunciato perfino ad andare a votare. Anche Bergoglio ci mette di suo, Bergoglio, sì, il papa vanitoso che legge per pochi minuti al giorno solo il quotidiano "la Repubblica" e non guarda la televisione.
Quanta vigliaccheria quando i nostri politici di governo affermano che gli pseudo-migranti vogliono andare in Europa che, ahimè, non li vuole!
In realtà non sono i paesi del Nord dell'Europa che non li vogliono; è l'Italia che non rispetta le leggi e la differenza tra chi fugge dalla guerra (inventata) e chi vuole, senza averne il diritto, invadere perché vuole invadere per motivi etnici e di implicita conquista.
Tra il 2013 e il 2015 l'Italia ha messo le proprie navi a disposizione di africani e asiatici irregolari, ma si è ben guardata dall'affrontare politiche di contenimento degli sbarchi. Ma basta esaminare i dati del Ministero dell'Interno per capire che i totem del sistema di potere  di cui parlavo prima sono pura finzione ideologica.
Tra i 64mila 886 migranti che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia solo 812 provengono dalla Somalia, 505 dalla Siria e 480 dall'Eritrea. Dunque solo un'esigua minoranza dei richiedenti asilo in Italia fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, infatti, da Nigeria (10.138 richieste), Mali (9.771 ), Gambia (8.556), Pakistan (7191), Senegal (4.678) e Bangladesh (4582). Peccato che in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali. In Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, ma la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica.
L'Arabia Saudita e il Qatar finanziano e armano le fazioni attive in Siria, ma non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l'entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi in lotta contro Bashar Assad. Il milione e duecentomila rifugiati del Libano sono la conseguenza della contiguità geografica e dei giochi delle fazioni.aa
In Europa, ma soprattutto in Italia di crede che l'ondata migratoria sia figlia del disinteresse dell'Occidente per l'Africa. Ciò è falso. Negli ultimi 60 anni i regimi africani si sono divorati più di mille miliardi di dollari in aiuti occidentali. Oggi di fronte alla pretesa di vederli ricambiati con riforme politiche ed economiche preferiscono rivolgersi ad una Cina che concede crediti a lungo termine in cambio di materie prime. Così mentre la Cina s'arricchisce con le risorse africane noi subiamo le conseguenze di un'alleanza che fa di Pechino la nuova potenza coloniale dell'Africa. Ed il vero responsabile dei suoi più recenti disastri.
 L'Africa è devastata da fame, guerra e povertà da mezzo secolo, ma gli sbarchi sulle nostre coste subiscono una rapida impennata solo all'inizio del 2014. Tanto che gli oltre 50mila sbarchi dei primi sei mesi del 2015 finiscono con il pareggiare la somma dei 13.267 sbarchi del 2012 e dei 42.925 del 2013. La situazione africana si è deteriorata così drasticamente in due anni? Ovviamente no. Le cause sono più semplici ed evidenti. Nel 2012 e nel 2013 la presenza di un governo a Tripoli e l'assenza di missioni di soccorso ai barconi contribuiscono a contenere il fenomeno.

sabato 25 aprile 2015

Lucy e Little Foot e le origini dell'Umanità

a cura di Nico Carlucci

Lucy, la più celebre antenata dell'uomo, correva nella savana in buona compagnia. Nella stessa epoca, oltre 3 milioni di anni fa, erano già presenti in Africa altre specie di ominidi 'cugini' con caratteristiche fisiche anche molto diverse fra loro.
E' quanto dimostra la nuova datazione dei resti di 'Little Foot', il piccolo Australopithecus scoperto 21 anni fa dall'antropologo britannico Ronald Clarke in una grotta del Sud Africa. Il suo scheletro, quasi interamente conservato, risale infatti a 3,67 milioni di anni fa: questa nuova datazione lo fa diventare così uno dei più antichi scheletri di ominidi mai rinvenuti, addirittura antecedente a quello della più famosa Lucy, vissuta 3,2 milioni di anni fa. La scoperta, che complica ulteriorimente la storia dell'origine dell'umanità, è pubblicata su "Nature" da un gruppo internazionale di paleontologi coordinato da Darryl Granger della Purdue University, negli Stati Uniti.
Le tecniche di datazione usate finora non avevano permesso di stabilire con esattezza la vera età di Little Foot, che era stata stimata fra i 2 e i 4 milioni di anni'', spiega Lorenzo Rook, paleontologo dell'Università di Firenze. Il mistero è stato risolto ''grazie ad una tecnica innovativa e molto sofisticata'' che analizza gli isotopi radioattivi delle rocce vicine al fossile, stabilendo esattamente l'epoca in cui queste sono state sepolte sotto terra sfuggendo all'azione dell'atmosfera. I risultati delle analisi hanno ribaltato le ipotesi fatte finora. ''Pensavamo che Little Foot fosse in un certo senso un discendente di Lucy, e cioè - precisa Rook - che gli australopitechi dell'Africa del sud fossero nati dallo spostamento e dall'evoluzione di quelli dell'Africa orientale. La nuova datazione ci fa capire che questo rapporto di discendenza non c'è, perchè Little Foot è addirittura più antico di Lucy''. ''Questo nuovo dato - conclude Ronald Clarke - ci fa capire che potrebbero essere esistite diverse specie di australopiteco, sparse in un'area molto più vasta''.

THE SCRIPT , We cry



 

giovedì 2 aprile 2015

Sull'origine della religione

di Nico Carlucci

Filosofi, poeti, antropologi, scienziati hanno sempre cercato di capire da dove vengono le religioni, perché sono nate. Le risposte sono state molteplici (Ida Magli, Il mulino d'Ofelia: uomini e dei, BUR, Milano, 2007). Anche Nietzsche affronta il tema ne La gaia scienza usando termini che sono quelli che ha usato per parlare di Bildung e Gestalt. Se per Schopenhauer alla base delle religioni c’è il bisogno metafisico, per Nietzsche ciò non è vero. Il pensiero religioso è per Friedrich un tardivo germoglio del bisogno metafisico. Il pensiero religioso, in qualche modo,  rappresenta un “altro mondo” dietro al quale, se annientato , c’è il vuoto.  E’ proprio da quest’ultimo sentimento che “rigermoglia” un  “altro mondo”, non più religioso, ma questa volta soltanto metafisico. In passato proprio un errore di interpretazione di certi processi naturali  hanno fatto nascere le religioni.
Nietzsche poi passa con l’evidenziare il successo nel Nord della Riforma luterana; afferma che il Settentrione era rimasto, però, indietro rispetto al Mezzogiorno europeo. Non si sarebbe avuta nessuna cristianizzazione d’Europa se la civiltà del mondo antico nel Mezzogiorno europeo non fosse stata barbarizzata da una commistione esorbitante di sangue  barbaro  germanico. Confronto ancora tra culture? Sì, ma anche amicizie stellari che devono diventare il vero Sacro. C’è una curva orbitale e un’orbita siderale, dove l’uomo si incontra con l’altro uomo e si intende. Ci sono esigue strade tra questi amici stellari. Ma è’ tutto terreste! La Chiesa non possiede più il monopolio della meditazione. La vita contemplativa non è ad appannaggio di Roma che con i suoi papi parla un linguaggio patetico ed imbarazzante. Nel quinto libro de La gaia scienza Nietzsche è contro chi cerca certezze nella religione e cioè qualcosa di saldo, un punto di appoggio, di stabilità che, in realtà, creano offuscamento. La fede religiosa è laddove manca la volontà che è prima di tutto passione del comando: “ Quanto  uno sa meno comandare, tanto più cocente è l’anelito che desidera qualcuno che comandi, duramente comandi, un dio, un principe, una classe, un medico, un confessore, un dogma, una coscienza di partito”. Nietzsche sente il bisogno di nuovi spazi che non esistono per un nuovo meditare, senza preti con le loro voci altisonanti. Nietzsche vuole costruzioni e giardini pubblici che esprimerebbero la sublimità del meditare e del solitario andare dell’uomo. I giardini, appunto! Tornano i giardini, con i loro fiori, con i loro arbusti, con le loro piante, con i loro profumi, i giardini che Nietzsche conosceva bene, che Goethe pure aveva conosciuto bene. Essi sono la Bildung e la Gestalt ancora, la vita e la forma, appunto.
 
Friedrich Nietzsche
Nietzsche Resigns From University of Basel Due to Poor Health
 


 

sabato 28 marzo 2015

Nietzsche e la sua Antropologia (parte I)

di Nico Carlucci

La forza potente del verso e della parola

    La poesia? Ma dove arriva la poesia?: “E' sgorgata ovunque sulla terra e sgorga ancor oggi. L'irrazionalità barbaramente bella della poesia è una confutazione per voi, per voi utilitaristi”.
Nei tempi antichi l'elemento ritmico esercita una forza magica; il canto è l'in-cantamento. Ogni azione è connessa agli spiriti. Canto magico ed esorcismo è forma della poesia. Il verso venne usato anche dall'oracolo di Delfi perché il ritmo doveva esercitare una costrizione, il ritmo provoca insieme alla parola la realtà come hanno studiato i fenomenologi delle religioni. Nietzsche scriverà “Non appena la formula viene pronunciata, letteralmente e ritmicamente esatta, essa vincola il futuro”.
Ma la formula è il ritrovato di Apollo, dio dei ritmi che può vincolare anche le dèe del destino. Senza il verso non c'era nulla; la forma metrica viene incontro con un “divino oplà". E i filosofi “seri” si richiamano sempre a sentenze poetiche per dar forza e attendibilità al loro pensiero.
Gli anni in cui il filosofo tedesco lavora sono gli anni dell'Antropologia. Nietzsche non lo sa, ma è come se lo sapesse decodificando il modello culturale a cui appartiene. Egli è il "virgulto postumo", il genio di cui parla proprio ne La gaia scienza.

Gestalt e Bildung e un mucchio di sensazioni
 
Bildung e Gestalt hanno a che fare con dionisiaco e apollineo che non possiamo separare e che trovano la loro espressione massima nella tragedia. Quest'ultima non è solo il coro, ma anche il dialogo (lato apollineo). La tesi centrale della Nascita della Tragedia è quella che è nata dal coro tragico, dal coro dei Satiri (esseri naturali). I Satiri sono gli impulsi dionisiaci. Euripide ha separato i due volti della tragedia e ne ha provocato così la fine. Euripide è il responsabile del suicidio della tragedia eliminando l'elemento dionisiaco originario e onnipotente, in altri termini, eliminando la Bildung. Senza il dionisiaco perde anche l'apollineo riducendosi a pura “apparenza” di serenità. Nietzsche attacca Euripide. I personaggi perdono l'unità originaria, cessano di essere eroi per trasformarsi in maschere di uomini comuni. A Euripide è associato Socrate vero protagonista della crisi. Egli ha segnato tutta la storia dell'Occidente inaugurando l'ottimismo teorico: l'istinto creativo ha ceduto il passo ai domini della logica e lo spirito dionisiaco è stato soppiantato dallo spirito critico-razionale.

Danza degli aforismi
 
Torna la danza che è anche ritmo come abbiamo visto, danza con cui raccogliere ghirlande da appendere alle stelle mentre si va in alto, sulla scala del cielo.
Leggendo Goethe e la sua Metamorfosi delle piante potemmo dire che sono le piante che danzano, le foglie, il calice, la corolla, gli stami che si sviluppano uno dopo l'altro e per così dire l'uno dall'altro. Danza, sì, nella concretezza e danza dell’annunciazione della fioritura. Goethe ha inseguito la metamorfosi delle piante a Napoli, in Sicilia, a Roma. E' qui, in questi posti, la sua storia botanica. Nell'organico non c'è nulla di fisso, d’immobile; esso ondeggia,  infatti,  in una contiguità di moto. E' questa di nuovo la Building: gemmazione e prolificazione sono due massime dell'organismo. Il già formato (Gestalt) è subito ritrasformato (Buildung). Ogni vivente non è un singolo, ma una pluralità, un insieme di esseri viventi e autonomi “Questi esseri viventi sono in parte fin dalle origini uniti, in parte si trovano, cercarsi, generando una produzione infinita in tutti i modi e in ogni direzione”.
Il libro di Nietzsche, La gaia scienza, diventa un organismo con i suoi aforismi che si mescolano, si separano, si uniscono, si ricombinano e battono sempre un palpito nuovo. Il filosofo fa del suo testo un'opera d'arte e di scienza. Gli aforismi sono anche loro parte di una tessitura, parole e immagini che si offrono agli occhi del lettore, affinché se ne comprendano le parti, la relazione tra le parti, tra gli aforismi, la struttura dell'insieme che si compone per mezzo delle molteplici connessioni. Ogni aforisma è affine e diverso dall'altro, asso concorde, legato alla somiglianza. Goethe fa un componimento poetico usando la metamorfosi delle piante, componimento  dedicato alla sua amante Christiane Vulpius.
Il primo viaggio di Goethe nella nostra Penisola è del 1786. A Padova, proprio in quell'anno, visitò il giardino botanico della città. Qui rilette sulla possibilità che la grande varietà delle forme vegetali si possa ricondurre ad un'unica pianta: “Qui, fra tante varietà di piante che vedo, per la prima volta, mi si fa sempre più chiara e più viva l'ipotesi che in conclusione tutte le forme delle piante si possano far derivare da una pianta sola. Soltanto con l'ammettere questo sarebbe possibile stabilire veramente i generi e le specie, cosa che a me pare sia stata fatta in modo molto arbitrario”. Anche a Palermo Goethe fu di fronte all'esuberanza delle flora mediterranea. Questa esuberanza si può vedere in tutti gli altri esseri viventi. Goethe vedeva somiglianze, la tendenza del molteplice a ridursi in unità. In altri termini, c'è una pianta originaria, la presenza di un “modello” con il quale poi è possibile stabilire generi e specie. Dice Goethe “ Come potrei altrimenti riconoscere che questa o quella forma non fossero tutte modellate sulla base di un unico modello?
Il nostro intelletto è troppo ottuso per cogliere l’incessante metamorfosi che notiamo in fotogrammi. Con questi fotogrammi immobilizziamo in “forme” il divenire. Francesco Moiso parla della forma come una sorta di taglio all'interno di un flusso (Nietzsche e le scienze, Cuem, Milano, 2012). Essa ha a che fare con una possibilità che è proprio della vita con il suo offrirsi come oggetto del pensiero in innumerevoli forme che sono la vita stessa visibile e pensabile. In ciò che noi fissiamo in forma alberga una brulicante e infinita molteplicità. No alla forma organica-teleologica che mette la molteplicità in una totalità gerarchica, chiusa e finalistica. Pe L'essere vivente sia per Goethe che per Nietzsche non è un singolo, ma una molteplicità, è una riunione di esseri viventi autonomi. Per Moiso la forma e un concetto fluido, la Bildung è sensibile e mobile. Per lo studioso la forma si staglia sul vivente. Negli Appunti filosofici Nietzsche dice che la forma salva dal caos dell’informe: la vita è possibile in un numero straordinario di forme. Ma tornando a La gaia scienza Nietzsche scrive che sappiamo a stento cosa sia l'organico. L'Universo non è una macchina. Esso non è costruito per un fine. Il vivente è soltanto una varietà dell'inanimato e il carattere del mondo è un caos per tutta l'eternità. Non c'è la dualità causa-effetto, ma un continuum della vita di cui aveva parlato Goethe: “Abbiamo scoperto una successione molteplice, laddove l'uomo ingenuo e il ricercatore delle civiltà più antiche vedevano soltanto due cose: “causa” ed “effetto”, come si diceva; abbiamo reso perfetta l'immagine del divenire, ma non siamo approdati oltre l'immagine, dietro l'immagine.  La vita non è un argomento prefissato. La salute in sé non esiste perché ci sono innumerevoli sanità, multiformi spiritualità dell'uomo; non esistono orizzonti e prospettive eterne.
Cultura, quindi, forma e vita della cultura, Gestalt e Bildung della cultura di cui Nietzsche non parla di cui Nietzsche, in ultima analisi, parla...

F. Nietzsche
Friedrich Nietzsche

giovedì 19 marzo 2015

Pensatori del Novecento



a cura di Nico Carlucci



In questa vicinanza si compie, se mai si compie, la decisione intorno a se e come Dio e gli dèi si neghino e resti la notte, se e come il giorno del sacro albeggi, se e come nell'albeggiare del sacro possano cominciare di nuovo ad apparire Dio e gli dèi.
Ma il sacro che solo è lo spazio essenziale della divinità.


Martin Heidegger, Lettera sull'Umanismo




 
 
U2, Every breaking wave

martedì 17 febbraio 2015

Lombroso: tra spiritualismo e critica del potere accademico

di Nico Carlucci

     Cesare Lombroso è passato alla Storia come colui che si occupava di classificare i criminali. Nel fare questo si è servito dell'Antropologia criminale, della misurazione dei crani e non solo: "In genere, i ladri hanno notevole mobilità della faccia e delle mani, l'occhio piccolo, errabondo, mobilissimo, obliquo di spesso, folto e ravvicinato il sopracciglio, il naso torto o camuso (...). Il detenuto calabrese -diceva- era tale per via del fatto che aveva nel cranio una "fossa occipitale mediano....."
Ma Lombroso (suo vero nome Marco Ezechiele Lombroso) non è stato solo questo.
Oggi "Il Corriere della Sera" fa uscire un libro nel quale vengono raccolti gli articoli pubblicati dall'antropologo per il suddetto quotidiano e il cui contenuto è quasi sconosciuto: Cesare Lombroso. Scritti per il "Corriere". 1884-1908 (pp. 599) a cura di Damiano Palano.
Avendo preso parte alla presentazione del libro, ho visto che tanti tra il pubblico avevano ancora una posizione avversa al criminologo. Tra i presenti c'è chi ha parlato di revisionismo. In realtà, molti non sanno che lo scienziato è stato anche indagatore delle curiosità umane durante il Positivismo.
Perché Lombroso, un italiano, ha avuto una grande risonanza quando i nostri scienziati avevano poco spazio proprio tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento?
Dagli interventi che lo studioso fa sul "Corriere" vediamo come prende a martellate il mondo dell'Accademia: "Quanto più (l'individuo) è scarso di ingegno e di cultura, tanto più egli si arrabatta colle arti dell'intrigo." Sicuramente in queste lettere viene confermata il Lombroso che crede nella misurazione del fenomeno. Ma Lombroso crede anche nella missione redentrice della scienza: dalla vaccinazione contro il colera all'esaurimento dei geni che diedero il loro meglio da giovani. Inoltre, egli denuncia la cella di isolamento come "il più atroce e insieme il più inutile dei supplizi (...) perché l'uomo, essendo un animale socievole, ha più bisogno della vita sociale che del pane...". E aggiunge che i grandi miliardari americani non sono mai dei geni.
Lombroso vive nel periodo dello "Spiritualism". Questo è un movimento che crede a tavoli che si alzano, alle sedute spiritiche. Ad esso aderirono uomini illustri come A. Boyle autore dello Sherlowck Holmes. E' in questo contesto che Lombroso non si occupava, quindi, solo di classificare i criminali, ma studiava anche la magia.


A Torino c'è il museo dedicato a Lombroso

Esempi di fisognomica di criminale secondo Lombroso



domenica 18 gennaio 2015

L'Insediamento dei Clandestini in Italia e in Europa

di Nico Carlucci

Solo oggi sono stati portati in Calabria da Triton altri 517 clandestini di cui solo quattro donne. Vengono da paesi islamici e non sappiano chi realmente siano.
Mare nostrum continua ad operare? Perché Triton porta i clandestini in Italia?
E' un'emergenza che inquieta visto che i falsi profughi non sono stati invitati proprio perché "falsi". Essi chiamano per essere "salvati" e lo Stato corre e paga come forse è successo secondo alcune discrezioni nel caso delle italiane Greta e Vanessa le due ragazze chiamate cooperanti rapite in Siria per portare il loro aiuto ai bambini!

Adesso l'editore Voland pubblica un testo di Emil Cioran Sulla Francia che anticipa la fantapolitica di Michel Houellebecq di Sottomissione (edito da Bompiani). Forse, è stato proprio Cioran che ha parlato per primo dell'ascesa dell'Islam in Europa, ascesa che è diventato tema ineludibile in connessione con i massacri parigini di questi giorni. Anni fa sua è stata la battuta che la cattedrale di Notre Dame diventerà una moschea. Il testo fu scritto nel 1941 quando Cioran aveva appena trent'anni denunciando, così, la crisi della cultura illuministica. Sulla Francia è un'opera  rimasta inedita; esce dopo 68 anni.
Di Eurabia parlava nel 2002 Oriana Fallaci in La Rabbia e l'Orgoglio (Rizzoli). Oriana evidenziava che in Francia c'erano 3000 moschee. Ella dice che il razzismo islamico cioè l'odio per i cani sciolti regna  sovrano e non viene mai processato, mai punito. La Francia ha perso l'identità francese in molti quartieri  per acquisire quella magrebina La giornalista fiorentina continua con La forza e la Ragione (Rizzoli 2004) evidenziando che sempre in Francia si registra un cambiamento demografico; qui è in corso una lotta contro la democrazia per occupare il  territorio e sovvertire le leggi laiche in favore della sharia. L'antisemitismo è in crescita.  Molti intellettuali le si rivolgono contro, intellettuali marxisti, ovviamente. Tre associazioni francesi  denunciano la Fallaci per islamofobia e incitazione al razzismo. Era accaduto poco prima anche a Michel Houellebecp.
Ida Magli nel suo Dopo  l'Occidente (Rizzoli) scrive dell'avvento del mondo islamico e della fine dell'Europa e lo fa usando gli strumenti dell'antropologia e quindi la conoscenza delle popolazioni che ha studiato minuziosamente. Di tutto questo anche la Chiesa diventa complice come Bergoglio che esibisce un'apparente tolleranza e parla di un pugno che è pronto a dare a chi dice qualcosa contro sua madre (ma Gesù di Nazareth non aveva parlato di non violenza, di volgere l'altra guancia verso chi usa violenza contro di te?). Povero Bergoglio, viene proprio dalla "fine del mondo"! In Italia è perfino ingrassato (i medici gli consigliano di mangiare meno pasta come riportano i giornali!)
Le culture sono fatte dagli uomini che ne sono i loro portatori. Se vengono meno i suddetti uomini le culture corrispondenti muoiono.
Ecco rimando a questi libri per l'approfondimento del problema intorno ai quali bisognerebbe molto parlare.

‘Je Suis Charlie’ message unites the globe after Paris attack