venerdì 18 agosto 2017

Dimissioni di un Papa: 11 febbraio 2013

di Nico Carlucci

 
     Ci sono sospetti riguardo ad un presunto complotto internazionale che avrebbe indotto Joseph Ratzinger ad abbandonare la cattedra di San Pietro. Ora c'è un autorevole uomo di Chiesa, l'arcivescovo Luigi Negri, che fa propria l'idea del complotto americano. In una lunga intervista a un giornale online di Rimini, Negri parla di «motivi gravissimi» dietro la rinuncia di Benedetto XVI. «Sono certo dichiara - che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi».
E aggiunge: «Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d'inchiesta per indagare se l'amministrazione Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale fine del mondo e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda».
Il monsignore ricorda la sua frequentazione con Benedetto XVI, il rapporto di «forte amicizia» con il papa emerito: «In questi ultimi quattro anni l'ho incontrato diverse volte. Negli ultimi incontri l'ho visto fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. È stato lui a chiedermi di guidare la diocesi di Ferrara. Mi sono sempre rivolto a lui nei momenti più importanti per discutere delle scelte da fare e non mi ha mai negato il suo parere, sempre in spirito di amicizia».  Benedetto XVI ha  liquidato come «assurdità» le tesi complottistiche di giornalisti e gruppi cattolici tradizionalisti: «Nessuno ha cercato di ricattarmi», ha messo per iscritto. Ma ora le dichiarazioni di un suo fedelissimo riaprono gli interrogativi.
Quante cose sfuggono agli storici, agli uomini comuni. Benedetto è un grande teologo, uno studioso che ha usato il tedesco, la sua lingua, in modo mirabile.
In questi giorni l'ex presidente del senato Pera ha, forse, molto da dire di Ratzinger, dell'amicizia e della storia...

mercoledì 11 gennaio 2017

Società politicamente corretta


    
     Obama sta uscendo di scena con uno scarso self control convinto che se ci fosse stato lui al posto di Hillary Clinton, avrebbe sicuramente battuto il presidente eletto, Donald Trump. Mister President ma quello che dici non è poco rispettoso verso la femmina  Hillary? Inoltre, c'è il sospetto in questo contesto che Trump abbia vinto per "colpa" dei cattivi hacker russi! In realtà, è difficile credere che proprio degli hacker russi possano aver deciso l'esito delle elezioni presidenziali americane. Di fatto, nonostante Obama abbia preso in questi giorni "provvedimenti" contro esponenti diplomatici russi negli Stati Uniti, le accuse lanciate dall'amministrazione sono ancora prive di prove. Putin si è guadagnato uno spazio sempre maggiore sullo scacchiere mediorientale: ha soffiato al Presidente americano la Turchia, ha contrastato i jihadisti in Siria.
Sarà, allora, vero che Obama secondo quanto scrive anche il "Washington Post" è stato il peggior presidente della storia americana? Un presidente nero, una speranza "nuova" ha disatteso le aspettative di molti, un premio Nobel per la Pace datogli subito dopo la sua elezione non ha rappresentato, purtroppo, alcuna nuova umanità. 
Egli è stato secondo molti analisti  un supporter di un l’islamismo politico fin dall’inizio delle Primavere Arabe. L'amministrazione americana aveva valutato con molto ottimismo le rivolte scoppiate a partire dal 2011 in Siria, Libia, Egitto con l’obiettivo di abbattere i rispettivi regimi e sostituirli tramite una "transizione democratica" con nuovi esecutivi.
Con Obama ci sono stati degli sviluppi senza precedenti e dei segnali più che evidenti già nel suo discorso all’Università Islamica al Azhar del Cairo nella primavera del 2009.
Un discorso che non passava certo inosservato: il  presidente degli Usa fa riferimento per ben quattro volte al Corano in un discorso pubblico. Con esso discorso si vuole tutelare il diritto delle donne e delle giovani ragazze a indossare il velo e a punire coloro che vorrebbero impedirglielo.
Oh mister President è questa "the American way of life"? Hai fatto il tifo anche per Renzi, volevi che la sua riforma della Costituzione italiana vincesse con un "Si" del referendum. Gli Italiani, però, non ti hanno ascoltato!
Ora torno alle canzoni di Kate Bush, donna libera, "scorrettissima" per aver preso posizioni pro-Brexit. "Before the Dawn" è il nuovo lavoro di Kate dopo anni, Kate, sì che non ha bisogno di mode, commerci vari, presenze "sgargianti" e radical.

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Società politicamente corretta....                                                    

lunedì 2 gennaio 2017

Montaigne parte 2...

di Nico Carlucci

     Montaigne (1533-1592) appartiene ad una famiglia nobile anche se modesta. Compie gli studi primari a Bordeaux e successivamente a Toulouse. Nel 1558 incontra l'umanista Etienne de la Boétie, che diventa suo carissimo amico. Sicuramente è proprio Etienne, l'affetto che Michel aveva per l'amico che è alla base dei suoi Saggi.
Scrive i suoi Essais immerso nella lettura dei classici, ma non trascura i moderni. Percorre un lungo viaggio attraverso l'Europa, anche in Italia. Tra il 1581 e il 1588 riprende gli incarichi pubblici accettando di diventare sindaco di Bordeaux. Cattolico convinto mantiene in politica un atteggiamento rigidamente lealista e conservatore. Muore lasciando incompiuta l'opera di revisione definitiva dei suoi Essais.
Il termine Essais vuol dire assaggi, sperimentazioni, ricerche, esperienze, perché Montaigne intende confrontare le esperienze degli antichi con le proprie. Nella prefazione alla sua opera scrive: "Sono io stesso la materia del mio libro". Dunque il meditare, il filosofare è inteso da Montaigne come un continuo sperimentare se stessi, un continuo riferimento a se stessi.
L'esistenza è per lui un problema sempre aperto, un'esperienza continua, che non può mai concludersi definitivamente e deve quindi sempre chiarirsi. Essa è costantemente protesa verso il futuro: l'uomo ha una costante preoccupazione per il futuro. "Noi siamo sempre al di là di noi stessi; il timore, il desiderio, la speranza ci lanciano verso l'avvenire...". Dovremmo invece imparare a non essere troppo presuntuosi e ad accettare serenamente la nostra condizione: l'uomo non deve cercare di essere più di uomo. E della condizione umana è elemento costitutivo la morte: "Tu muori perché sei vivo".
L'uomo deve dunque accettare il suo destino di essere mortale per poter vivere meglio: il pensiero che si è mortali suscita un impegno a vivere, a vivere meglio, più profondamente e pienamente. L'uomo deve anche riconoscere che sa ben poco, che la ragione ha dei limiti, che la scienza può sbagliare. Insomma, in realtà, "que sais-je?" (che cosa so io?). Il problema però non è tanto che cosa si sa o che cosa non si sa, quanto piuttosto che cosa si può e si deve fare. La saggezza consiste nel vivere bene: "Il mio mestiere, la mia arte, è vivere".
La saggezza di Montaigne non si basa né sulla rivoluzione né sull'utopia. La sua saggezza consiste nella ricerca di una felicità terrena e nel modo migliore per conseguirla: da qui l'abbandono di ogni orgoglio intellettuale, l'accettazione dell'esistenza nei suoi vari aspetti, cioè la tolleranza verso le nostre fragili illusioni, le nostre piccinerie, i nostri peccatucci abituali, persino una certa dose di follia, per accettare appunto i piaceri che la vita ci può offrire, sopportando i mali e le avversità.
Gli Essais furono considerati il libro più personale che fosse mai stato scritto, fino a quel momento, nella letteratura universale. La sua originalità, rispetto alle autobiografie classiche e alle confessioni e ai soliloqui cristiani, sta nell'aver posto al centro di un'opera letteraria l'autoritratto di un uomo del tutto ordinario, di una vita privata spoglia di eventi o di circostanze straordinarie.
Il procedimento autobiografico seguito da Montaigne nei suoi Essais mira alla conoscenza dell'uomo a partire dalla conoscenza di se stesso. Gli Essais, tuttavia, non costituiscono una vera e propria autobiografia o un libro di confessioni, ma distillano nella scrittura le riflessioni personali dell'autore sul mondo e su se stesso, delimitando un campo di conoscenze nel quale egli sperimenta il proprio pensiero e lo mette alla prova. Non esistendo negli Essais un disegno unitario, il lettore è autorizzato a letture parziali e soggette a interpretazioni personali.
Peraltro i Saggi sfidano il lettore a cimentarsi a sua volta nella ricerca della conoscenza di sé, poiché "ciascuno reca in sé la forma intera della condizione umana". Va messo in luce, peraltro, come la frammentarietà degli Essais nasconda anche un preciso intento polemico dell'autore contro le pretese dei filosofi tradizionali di pervenire a conoscenze definitive ed esaurienti della realtà. Nel pensiero di Montaigne si possono distinguere tre componenti filosofiche principali: una di matrice stoica, una scettica e una epicurea.
Ciò non significa però un'adesione passiva di Montaigne agli insegnamenti di queste scuole filosofiche antiche, che conobbero una ripresa nell'età rinascimentale, ma uno sforzo di rielaborarne originalmente gli approcci filosofici di fondo, nella prospettiva di una saggezza intrisa dei temi dell'umanesimo e dell'individualismo che avrebbe contraddistinto gran parte del pensiero moderno. Ma è soprattutto lo scetticismo (che traspare dalla domanda "que sais-je?", sempre ricorrente negli Essais), a conferire al pensiero di Montaigne il carattere di una riflessione distaccata sulle contraddizioni e le incoerenze proprie della natura umana. Questo scetticismo, generato anche dallo spettacolo delle guerre di religione in Francia, alimentava peraltro nella riflessione di Montaigne un atteggiamento di grande tolleranza rispetto alle diverse posizioni.
Negli antichi Montaigne cerca i segni di una fraternità, all'insegna di una comune miseria, fra gli uomini di tutti i tempi e paesi. Il suo interesse non si rivolge a ciò che sta principalmente a cuore ai grandi uomini (gloria e memoria delle loro imprese), ma ai particolari oscuri e rivelatori, spesso omessi o dimenticati dallo storico. La storia si scopre così una miniera di insegnamenti sulla natura debole e inferma dell'uomo, sulla sua condizione tanto ridicola quanto risibile.
La natura di cui parla è il tutto che ingloba l'insieme delle cose singole, il nodo in cui si intrecciano i dissonanti aspetti dell'esistenza, l'ordine celato in cui si accorda il disordine apparente del mondo. Montaigne si serve di accenti lucreziani per celebrare questa Madre Natura in cui gli opposti si incontrano e si conciliano: vita e morte, gioia e dolore, pace e guerra, salute e malattia. Per Montaigne "Dio" e "natura" sono quasi sinonimi.
Montaigne rifiuta il pregiudizio che considera barbare e selvagge le popolazioni sudamericane con cui recentemente l'Europa è venuta a contatto, utilizzando l'argomento della relatività delle opinioni e dei costumi dei popoli. Selvaggio assume il significato positivo di naturale, non corrotto dalla civiltà. Queste popolazioni "diverse" per usi e costumi, appartengono comunque alla stessa natura umana. Montaigne idealizza la vita selvaggia e afferma che "noi civilizzati" non abbiamo il diritto di giudicarli, in quanto in assenza di un criterio razionale veramente universale dobbiamo accontentarci di ribadire la nostra relatività dei punti di vista: a "noi" sembra particolarmente barbara ad esempio la pratica del cannibalismo, ma a "loro" apparirebbero non meno barbare le nostre guerre di religione...


  A. Durer

domenica 9 ottobre 2016

La Turchia e il cambio del fuso orario

di Nico Carlucci 
 
    
      Il presidente turco ha deciso che il prossimo 30 ottobre Ankara non tornerà all'ora solare. In questo modo Erdogan e tutta la Turchia con lui si allineano a Paesi come l'Iraq e l'Arabia saudita che fanno coincidere il proprio orario con quello della Mecca. Il governo turco ha motivato tutto questo parlando di un calcolo economico, dei vantaggiosi risparmi di energia elettrica. L'adozione dell'ora legale sposta il tramonto e di conseguenza, l'accensione delle luci di un'ora. In realtà, con la lente dell'Antropologia possiamo dire che la decisione di Ankara di cambiare l'orario è soltanto uno dei tanti gesti che nel corso degli ultimi anni stanno spingendo sempre di più la Turchia di Erdogan verso l'Oriente sunnita. In questo modo, il Paese viene posizionato sul fuso + 3 rispetto al meridiano di Greenwich. Finora la Turchia aveva lo stesso fuso orario + 2 di Grecia, Romania, Bulgaria ma anche di Libano e Siria, che continuano a seguire il fuso dei Paesi europei centrorientali. Dal prossimo 30 ottobre, invece, la Turchia seguirà lo stesso fuso di Paesi mediorientali vicini, come l'Iraq e l'Arabia saudita.
Le ore, solari o legali danno agli uomini il tempo, inventano il tempo. Vengono, così, spostate le lancette dell'orologio che vanno messe in avanti o indietro inseguendo il cambio delle stagioni, del "movimento" del sole anche esso inventato dagli uomini che lavorano, pregano, sognano. 
Siamo nel tempo, siamo il tempo. Clessidra, campane, orologi lo hanno segnato. L'uomo, di volta in volta, ad esso tempo si è sottomesso oppure lo ha dominato. L'ora legale e solare sono degli esempi straordinari e una prova della direzione di senso che i gruppi si danno facendo umanità. 


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mercoledì 10 agosto 2016

Senza mai giungere a compimento: Kierkegaard, Heidegger, Sartre

a cura di Nico Carlucci



Per Kierkegaard la dimensione dell’angoscia è costitutiva dell’esistenza stessa dell’uomo, essa si fonda in ciò che l’uomo stesso è: una sintesi sempre dinamica di anima e corpo, finito e infinito, sintesi che viene designata con il termine spirito. L'angoscia è infatti propria di uno spirito incarnato, quale è l'uomo, di un essere fornito di una libertà che non è né necessità, né astratto libero arbitrio, ma libertà condizionata dalla situazione, ossia dalla possibilità di ciò che può accadere, di poter agire in un mondo in cui non può sapere cosa accadrà. Essa non è presente nella bestia che, priva di spirito, è guidata dalla necessità dell'istinto, né nell'angelo che, puro spirito, non è condizionato dalle situazioni concrete. «Se l’uomo fosse animale o angelo, non potrebbe angosciarsi. Poiché è una sintesi, egli può angosciarsi.»
La possibilità è la categoria fondamentale dell'esistenza e la condizione di insicurezza. L'uomo sa di poter scegliere, di Egli acquista la coscienza che tutto è possibile, ma proprio quando tutto è possibile è come se nulla fosse possibile, e la possibilità pertanto non si riveste di positività, ma è la possibilità dello scacco, la possibilità del nulla.
 
"Heidegger discorre a lungo intorno al fenomeno dell’angoscia, ritenendolo il più adatto a svelare l’essenza dell’uomo. L’esserci (uomo) è in maniera strutturale emotivamente aperto al mondo e ciò si rivela nei diversi stati d’animo, tra i quali assume particolare rilevanza proprio l’angoscia che, a differenza della paura, non si ha di fronte a qualcosa di determinato, bensì alla totale indeterminatezza, al nulla come totale assenza di significato del mondo stesso. L’uomo si ritrova ad esistere senza sapere donde viene e dove va, percepisce la sua esistenza come un puro essere-gettato nel mondo. Percezione del nulla e percezione della libertà si implicano vicendevolmente nell’angoscia, portando l’uomo alla fuga da sé, ad abdicare irresistibilmente alla propria responsabilità e libertà, a rifugiarsi nel mondo tranquillizzante dell’esistenza inautentica, del Si (man)".

Ma per Heidegger il modo giusto di vivere, l’esistenza autentica va a coincidere con il vivere-per-la-morte: la vita può svolgersi entro un orizzonte autentico se e solo se le scelte dell’uomo sono rapportate alla sua stessa finitezza. Se le scelte fossero svolte entro un ambito di vita eterna, perderebbero di significato perché non comporterebbero alcuna assunzione di responsabilità, in quanto ogni evento e ogni scelta potrebbe essere ripetuta all'infinito, ogni strada potrebbe essere battuta, superando quel principio di esclusione (l'aut-aut kierkegaardiano) per cui una decisione comporta alcune conseguenze e non altre: una vera condanna all'eternità, nella quale ogni scelta risulterebbe indifferente e la vita stessa perderebbe di significato, cedendo all'apatia e all'indifferenza. Il vivere-per-la-morte è concetto positivo: solo la consapevolezza della finitezza umana è in grado di produrre quel significato e quell'attenzione per le cose del mondo che non si potrebbero avere se, perduto nell'eternità, l’uomo avesse la consapevolezza di poterne godere in eterno.

Da qui l’esortazione ad avere il coraggio dell’angoscia, poiché derivando essa proprio dalla suddetta  consapevolezza di finitezza, oltre ad essere uno stato emotivo indissolubilmente legato all'esistenza autentica, è anche un sentimento positivo, dal quale non sfuggire, necessario a dare significato autentico alla vita, mentre chi vive nell'esistenza inautentica tende a dimenticare la morte e ad allontanare l'angoscia, in un modo che ricorda da vicino le considerazioni pascaliane sul "divertissement".
 
Anche Sartre parla di comportamenti di fuga e di scusa, la “malafede”, una sorta di menzogna raccontata a se stessi e su se stessi, un tentativo di rifugiarsi nel modo di essere tranquillizzante dell’in-sé, accettando regole e gerarchie sociali. Ma la fuga risulta impossibile, perché nel momento stesso in cui l’uomo fugge da sé e dalla propria angoscia si rende perfettamente consapevole di essa, la sperimenta appieno e cercando di fuggire alla propria libertà ne fa completo uso. Ma per Sartre questa situazione non può avere esito positivo: l’ineluttabilità di libertà e angoscia è l’ineluttabilità di una vita destinata allo scacco. L’uomo è condannato a vivere questo continuo superamento di ciò che è in direzione del proprio non-essere-ancora senza mai giungere a compimento, senza mai ottenere un appagamento, continuando a comportarsi “come un asino che tira un carretto e che tenta di prendere una carota fissata alla punta di un bastone anch’esso legato alle stanghe del carro. Ogni sforzo dell’asino per afferrare la carota ha per effetto di far avanzare tutto il carretto e anche la carota che rimane sempre alla stessa distanza dall’asino.”



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Soren Kierkegaard

sabato 16 luglio 2016

Ida Magli: Preghiera laica

CHI ERA IDA MAGLI?
    RICORDI E PENSIERI DI CHI L'HA CONOSCIUTA   www.italianiliberi.it


di Nico Carlucci, allievo



Preghiera laica


Ida è stata un Poeta, è un Poeta dato che è ancora qui, tra noi con la sua opera. Un aggettivo ricorrente nella sua scrittura era proprio quello di “bello”, da parte di una persona “bella” che amava i fiori, la musica, il cielo stellato nella notte del mondo. Ida conosceva Teresa, la “piccola” Teresa di Lisieux e la sua pioggia di Rose, Ida che era una Rosa e che come Teresa diceva “Io sarò l’amore”. Un amore che ha dato senza chiedere nulla in cambio con il suo pensiero, le sue note a volte “alte” a volte “gravi” perché questo era il suo occhio da Poeta sull’Universo. Ida ha scritto come un Gigante di uomini e donne che la Storia non capiva, parlava di Gesù, di Francesco, di Maria di Nazareth, di Gemma (Galgani) e commuoveva chi le era vicino. Gli allievi le stavano intorno e con lei decodificavano una cultura, la mia, la nostra cultura e imparavano a fare scienza, sì scienza con animo “perturbato” e sognante.


 L’opera di Ida Magli compie questo salto epistemologico che l’Accademia tuttora non sperimenta: la coincidenza tra poesia e scienza, tra arte e vita. Come ha detto a più riprese nel suo lavoro da antropologa,si è servita della Musica che conosceva essendosi diplomata in pianoforte: la cultura è musica.


E questa musica è un vibrato struggente. È solo quando ci sono dissonanze noi capiamo che qualcosa non va. Oggi l’Occidente vive proprio questa dissonanza con l’invasione di popoli provenienti da altre “musiche del mondo”.


Da qui la sua immane battaglia contro l’Unione europea che ha smarrito l’orizzonte sul quale si stagliano i valori, i significati, i simboli, un’Unione europea volta verso l’omologazione delle Nazioni.


Con Ida ho osservato le culture che sono delle galassie scintillanti dietro alle quali pulsano altre galassie in un firmamento di stelle. Le culture confinano tra loro in un vicino e lontano aurorale, si scontrano e si in-contrano; in altre parole, sono in cammino verso un avvenire-futuro. Ma la galassia con le sue costellazioni possono esplodere. È quanto Ida ha cercato di dirmi con i suoi studi straordinari, politicamente “scorretti” proprio scrivendo della dittatura europea, dell’invasione islamica, del dopo l’Occidente.


Ida, molti ti hanno amato, molti si sono girati dall’altra parte anche gli insospettabili.


A te il mio grazie infinito…

Nico Carlucci

Figli dell'uomo. Duemila anni di mito dell'infanzia
Ida Magli, Figli dell'Uomo, Milano, BUR, 2015

mercoledì 22 giugno 2016

Putin e la difesa dell'Occidente

a cura di Nico Carlucci

     Putin, forse, si conferma come l'unico difensore della cristianità. Egli è contro l’islamizzazione progettata a tavolino da chi pretende di meticciare l’Europa e il resto dell’Occidente. Putin e' lontano da chi crede di poter cancellare un messaggio d’Amore che l’Umanità di Gesu', di Francesco, di Teresa di Lisieux hanno dato.
Paradossalmente Dio, ancora oggi, è messo di nuovo in croce. Gesù, Padre dell’Occidente moderno, che detta un solo comandamento: Ama il tuo prossimo quanto ami te stesso.
"Quel Nazareno innocente, al quale, 2000 anni dopo la colpevole crocifissione, sputiamo in faccia il nostro rifiuto, l’odio, per dabbenaggine, ignoranza e comodo silenzio complice delle mille nefandezze di chi sta tentando di cancellarcelo dal cuore, Gesù, per installarci il nulla. La finta bontà, forse. Travestita di stupido buonismo, che si alimenta di esteriorità e recide le profonde radici della carità cristiana, cosciente e devota.
Putin, del messaggio cristiano e di Gesù Cristo, ne ha fatto missione! E la sua visita ai santi monaci ortodossi del Monte Athos, in Grecia, luogo santo e benedetto per eccellenza nel panorama cristiano, ne è la conferma! Una devozione alla Fede unica, inscindibile e antica, con la speranza, la certezza, di una benedizione che arrivi direttamente dal Cielo. Che, sull’Athos, tocca la Terra e la sposa. Putin che salva i cristiani nelle terre invase dagli infedeli assassini e regala loro la speranza di un futuro libero e pacifico.
Quello stesso Putin che parte per le zone di guerra e stabilisce personalmente le strategie, la tattica, per debellare quel terrorismo islamico, che è armato non solo di kalashnikov e coltelli, ma, anche e soprattutto, di parole e preghiere di morte.
Putin che da lezioni ad un’Europa serva della peggiore massoneria americana, senzadio e senza morale. Questa Europa, la quale si spoglia della propria ultramillenaria Identità, fatta di Arte e Cultura, Filosofia e Scienza, per farsi invadere confusamente  da hotdog e kekab, da salsicce di porco americano e panini con frattaglie di montone. Per farsi meticciare fin dentro l’anima senza opporre una benché minima resistenza. Convinta, forse, che il dio degli islamici sia misericordioso quanto Gesù.
Ma Gesù è Dio. Il resto è vento del deserto. Furia e carestia insieme. 
E Putin, ultimo Crociato, questo lo sa.
Fra me e me" ( Nino Spirli')

Palazzo d'Inverno