domenica 21 luglio 2013

La Grande isteria dà spettacolo: ruoli e finzioni femminili (parte II)

di Nico Carlucci

Oggi la medicina non parla più di isteria che evidentemente ha assunto nomi  diversi con la trasformazione del modello culturale in cui era nata come "malattia mentale". Sembra scomparso perfino il "lettino" che curava la malata isterica, il lettino, sì, proprio quello caro a Freud e tanto di moda nello scorso secolo. Beh, qui si tratta di rifare la storia che ha tenuto poco conto delle donne, dei significati che tuttora vivono anche al livello dell'inconsapevole. Parlare di isteria significava parlare del cosiddetto "sesso debole", della femmina dell'Uomo intorno alla quale gli studi dei medici si arricchivano mediante un approfondimento ricco di immaginazione se non di "perversioni scientifiche". Ma andiamo indietro.

Anna O

Nel 1880, a Vienna, c'è Anna, una ventenne, bella e intelligente che all’improvviso, in concomitanza di una grave malattia del padre, sviluppa dei disturbi apparentemente slegati tra loro: diventa strabica, ha improvvisi vuoti di memoria, soffre di sonnambulismo, perde l’uso della gamba e del braccio destro. La ragazza ad un certo punto incomincia anche  ad usare parole "scorrette". 
Anna  smette addirittura di parlare la sua lingua madre, il tedesco, per esprimersi solo in lingua inglese. Joseph Breuer, noto psichiatra, venne chiamato a curare Anna. Sarà lui a fare la diagnosi di "isteria". Ma i medici, pur parlando di cause e cure non riescono a "guarire" la giovane.

Sante e diavolesse: le donne nella Notte medievale
Nel Medioevo le crisi di Anna sarebbero state interpretate come possessioni diaboliche. Il Tribunale dell'Inquisizione mette al rogo molte di queste donne "possedute" da Satana. E' il periodo in cui la scienza psichiatrica non è ancora nata per cui le manifestazioni di allucinazioni diventano per l'immaginario collettivo segni di un trascendente "numinoso e tremendo", un peccato contaminante da espiare con il fuoco "purificatore". Al riguardo, possiamo rileggere i processi nati per giudicare le mille "visionarie" oppure guardare all'iconografia del mondo romanico dove il diavolo tenta il monaco servendosi della donna.

I massaggi vaginali
In un contesto di sessualità "deviata" della donna, i medici incominciarono, verso la fine dell'Ottocento e inizio Novecento, a praticare massaggi vaginali. E' allora che fu anche ideato il primo "vibratore" elettromeccanico. 
Incomincia, così, a farsi strada l’idea che l’isteria sia dovuta a una deliberata simulazione e drammatizzazione da parte di ragazze "deboli" e prive di morale. Possiamo ricordare, per capire meglio, gli studi di Jean Martin Charcot (1825-1893), autentico luminare della clinica Salpetrière di Parigi, considerato oggi il fondatore della neurologia. Questi è il primo medico a descrivere l'isteria, a parlare dei suoi sintomi che, in qualche modo, il medico "oggettiva" mediante la fotografia, tecnica allora ai primordi.  Egli si accorge che le convulsioni isteriche hanno caratteristiche come il cosiddetto “arco di cerchio”, la curiosa posizione assunta al termine della crisi in cui la donna sembra quasi offrirsi all’acoppiamento. E' allora che nasce la "grande isteria" .
Le donne che ne erano affette sembravano avere un vero e proprio attacco epilettico. Le malate si contorcono emettendo urla laceranti.

Lei si rappresenta!

L’ultima fase dell'attacco, nota Charcot, è quella degli "atteggiamenti passionali” in cui l’isterica, in preda a deliri e alle allucinazioni si mette in "posizione di preghiera".
Charcot è affascinato dalle sue pazienti  isteriche, tutte "femmine". Egli decide di sperimentare su di loro una nuova terapia: l’ipnosi. Con suo grande stupore ottiene risultati eccezionali: con la sola imposizione della sua voce, riesce a "guarire" sintomi quali la paralisi o la cecità. Ne deduce che l’isteria è dovuta a meccanismi di autosuggestione. Allora il neurologo inaugura una serie di seminari in cui dà "spettacolo della malattia", attraverso la sua rappresentazione. Le povere isteriche diventano fenomeno da baraccone. Tra il pubblico ad assistere c’è anche un giovane Sigmund Freud che applica alla lettera gli insegnamenti di Charcot  adottando l’ipnosi alle sue "isteriche". Tuttavia, questi si rende conto che i disturbi non passano affatto: prima o poi si ripresentano.
Al collega Joseph Breuer espone la sua teoria: l’isterica soffre essenzialmente di “reminiscenze”. I sintomi sono meccanismi difensivi che servono ad allontanare dalla coscienza ricordi dolorosi, spesso veri e propri traumi, che vengono così seppelliti in un luogo inaccessibile della mente, l’inconscio. I disturbi non sono mai casuali: una isterica diventa cieca perché “non vuole vedere”, paraplegica perché “non vuole – o non può – agire”. Per Freud il trauma rimosso ha quasi sempre una natura sessuale: possono essere esperienze di seduzione o di aggressione subite durante l’infanzia, oppure pulsioni sessuali ritenute inaccettabili. Per gli esperti, i maschi sono immuni da tutto questo. Non viene mai detta una parola sul quotidiano che la donne vivono.

Sul lettino dello psicoanalista
Nei decenni successivi la psicoanalisi raccoglie sempre più seguaci, consolidandosi come prassi terapeutica in tutto il mondo. Le donne si "raccontano" ai medici, fino ad allora tutti uomini. 
Nel 1978 si decreta la scomparsa dell’isteria. L’utero vagante si era misteriosamente fermato! In realtà, l’isteria ha costituito per secoli una base pseudo-scientifica per legittimare il dominio del maschio sulla  femmina. C’è da presumere che per secoli le donne siano state ripetutamente "stimolate sessualmente" senza essere appagate. Da qui la risposta "isterica". Del resto, Ippocrate e anche Freud ritenevano che l’isteria avesse soprattutto una radice "erotica".
Per certi versi, nel mondo globalizzato, si continua sulla vecchia via: l'uomo è il Sole splendente, la donna è la Luna che muta.
C'è tra gli studiosi addirittura chi ritiene che la follia sia un aspetto intrinseco della femminilità, della sua complessità emozionale e sessuale. Di conseguenza, si conclude che la " malattia", in sintesi, non è affatto scomparsa; l'isteria, in altri termini, ha solo cambiato sembianze e assunto altri nomi: “disturbo dissociativo di identità”, “personalità istrionica”, “attacchi di panico”, “sindromi border-line”: stanchezze croniche, disturbi digestivi, affezioni dermatologiche, vertigini, giramenti di testa.
Si continua, così, a non considerare il modello culturale, la storia di lunga durata che sia le donne che gli uomini respirano. Medici e specialisti vengono agiti proprio da questo modello che codifica, così, sotto nuove spoglie, sintomi e diagnosi. A farli compagnia e la psicologia che evita accuratamente la scienza antropologica, le culture, il sistema del simbolismo attraverso cui passano i significati  che i gruppi umani vivono.


Charcot alla Salpètriere