mercoledì 19 agosto 2015

Il Paese della Cuccagna. Overture..............


di Nico Carlucci

 In occasione dell' Expo a Milano è stata organizzata dal Comune meneghino una mostra che parla del tema della cuccagna, della sovrabbondanza di cibo visto che è proprio il cibo ad essere trattato dall'esposizione universale che si tiene, qui, nel capoluogo lombardo.
Il tema dell'Expo è nutrire il pianeta presentato dagli stand dei tanti paesi vicini e lontani. Sì, è il cibo, dicevo il tema dell'esposizione che finisce, spesso, se acquistato all'Expo con il pagamento di conti salati (ma il tema non era "Nutrire il pianeta" bisognoso? ).
La mostra di cui sto parlando è al Castello Sforzesco. Essa è interessante e richiama ad ulteriori riflessioni politiche, sociali e antropologiche.
Vediamo che si snoda in nove sezioni e ha lo scopo di analizzare le origini, i nuclei tematici  e le evoluzioni del Paese della Cuccagna. Seguendo la tradizione letteraria viene narrato attraverso modelli iconografici la storia del cibo. Il perdurare nei secoli di questo tema della Cuccagna conferma il suo successo nell’immaginario collettivo.
Il Paese di Cuccagna nasce nel passato come risposta sociale alle condizioni precarie delle classi più disagiate. Esso narra di un luogo in cui tutti godono e hanno a propria disposizione qualsiasi cosa desiderino: abiti, cibo, bellezza, giovinezza. Lavoro, fatica e gerarchia sono aboliti. L’aspetto più duraturo di tale tradizione è quello legato all’immaginario culinario: cibi e bevande costituiscono la stessa natura del paesaggio, caratterizzato da fiumi di vino, monti di ricotta, pioggia di capponi arrosto e architetture commestibili di lasagne, formaggi e prosciutti. Nel corso dei secoli gli altri temi vengono meno e rimane l’idea di una sovrabbondanza culinaria e di un posto di piaceri e delizie ormai privo di ogni connotazione di critica sociale (quello che non viene fatto durante l'Expo).
Mi preme sottolineare in questo articolo che il cibo può essere crudo e cotto. Come ha spiegato Claude Levi-Strauss è proprio la rappresentazione del cibo, il modo in cui si presenta a segnalare il passaggio dalla Natura alla Cultura (Le cru et le cruit, Paris, 1964).
Per lo studioso tutti i dati che analizza in alcuni miti da lui studiati del Brasile si connettono in una determinata struttura le cui leggi ultime sono di tipo inconscio e che, in ultima analisi, "parlano noi".
Il cibo può essere crudo e cotto come dicevo. Levi-Strauss associa il crudo a ciò che appartiene alla Natura che appunto non cuoce. Il Cotto, invece, è quello che viene trattato dalla Cultura che è prima di tutto manipolazione. Al riguardo di quest'ultimo abbiamo l'elemento fuoco che permette il passaggio di cui ho scritto sopra.
Potremmo aggiungere dopo questa distinzione tra Crudo e Cotto il Super cotto che richiama gli arrosti, il bruciato, il cibo degli dèi, l'incenso. Ma su questo dovremmo aprire una trattazione a parte visto la sua complessità.


venerdì 7 agosto 2015

A Good Beginning 2015

 
a cura di Nico Carlucci 
 
 
Something is about to happen all over again...
 
 

lunedì 3 agosto 2015

L'Italia non è un Paese islamico



articolo di Nino Spirlì da   blog.ilGiornale.it  3 agosto 2015
 
In questa terra – santa – c’è nato Francesco d’Assisi, e anche Caterina da Siena, Benedetto da Norcia, Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Tommaso d’Aquino, Pio da Pietrelcina, Giovanni XXIII, … … … fino ad arrivare alla “Radio dell’Aldilà” Natuzza Evolo…
Pietro e Paolo scelsero l’Italia e Roma per continuare l’Opera del maestro.
E Roma scelse CRISTO per Fede.
Mi turba e mi sconvolge questa folle corsa verso l’affratellamento forzato con chi mio fratello non vuole essere. Con chi, quotidianamente, minuto dopo minuto, manifesta un odio irreversibile verso tutta la mia Storia e la mia Cultura. Con chi piscia sulle maestose opere d’Arte dell’Occidente progredito e libero. Con chi mi invade cercando di cacciarmi fuori dalla mia terra. Con chi non mi concede in casa sua  la stessa libertà che pretende in casa mia. Con chi pretende di farmi tornare indietro di mille anni, quando i mori sbarcavano col sangue agli occhi sulle mie spiagge per violentare e ammazzare.
Mi fa pensare questa invasione contraddittoria fatta da maschi giovani e forti che “scappano dalle guerre” lasciando in mano al “nemico” donne, vecchi e bambini. Ai miei tempi, la gioventù temeraria combatteva proprio per difendere casa e famiglia.
Infine, mi rompe i maroni la finta bontà di certo marciume sociale e morale che, pur di passare per santo o giusto, sta consegnando martiri a cotanti carnefici.
Assassini, stupratori e drogati ce n’è ovunque, ma è innegabile che i peggiori crimini, oggi, non parlino italiano. 
Dobbiamo consegnare le gole alla lama ogni volta che usciamo di casa, sperando che non sia il nostro turno, o possiamo contare su leggi restrittive e che garantiscano la sicurezza e la tranquillità?
Fermare gli sbarchi e rimandare i clandestini nei loro Paesi non è peccato: è sacrosanto!
Il peccato, mortale, è consegnare un Paese libero alla tirannia. Soprattutto a quella fanatica e macellaia.
Fra me e me. Perché Cristo non sia crocifisso due volte.
San_Francesco_d_Assisi