domenica 5 maggio 2013

Una geopolitica da re-inventare: nuovi e vecchi confini

di Nico Carlucci

Nell'era del Web, la geografia tradizionale va ripensata. Non hanno più realtà, infatti, quei confini e quelle latitudini e longitudini su cui ci si è soffermati per "toccare" la Terra, per parlare dei nostri orizzonti di mondo. E questo è vero sia sul piano del simbolico che sul piano del concreto. Dobbiamo sicuramente ritornare e ri-disegnare, sì, il nostro "mappamondo", le cartine storiche e tematiche degli atlanti, ma questa volta con occhi veramente "nuovi". I limiti vengono ripensati e le linee ri-tracciate, ma i giornalisti, i politici continuano sulla vecchia strada come se il flusso del tempo e della storia non esistessero. Perché? Parlo di quegli uomini e di quelle donne che pure sono abituati a studiare, ma su cui continuano ad agire vecchi "pre-giudizi" e visioni politiche di pezzi di mondi "formattati" proprio dai poteri forti.  Beh, significativa, per esempio, è stata l'espressione del nuovo papa Bergoglio, all'indomani della sua elezione quando ha detto che i cardinali erano andati a pescarlo "alla fine del Mondo"! Ma di quale "fine del mondo" parli, Bergoglio? L'Argentina? Beh, sicuramente avevi, inconsapevolmente, nella testa Roma "caput mundi" e cioè  un Occidente al "centro", sempre, del vecchio planisfero. Allora mi sono chiesto guardando ai flussi migratori degli ultimi anni e ai tanti figli degli "stranieri", se questi ultimi percepiscano la propria provenienza da luoghi che si stagliano su terre che confinano  proprio con la  "fine del mondo". Evidentemente le coordinate geo-politiche dell'anziano Bergoglio non  sono più quelle dei ragazzi-studenti che riempiono le nostre scuole: peruviani, ecuadoriani, ma anche cinesi, indiani che continuano a "sbarcare" con i loro padri "sordi" ad una Italia che non ha lavoro da dare. Dire di venire dalla "fine del mondo", inoltre, è "politicamente corretto? E  l'Australia e la Nuova Zelanda che cosa sono? Sono chiamate "Occidente" pur trovandosi "lontane", in un Estremo Oriente, secondo le vecchie "linee", ma anche in un sud, questa volta sì, "profondo". Tuttavia qui i loro popoli parlano l'inglese e quindi le cose cambiano!

Il Mito Antico: tra Sogni e Illusioni

Ma ora andiamo a casa nostra. Perché il sud Italia è ancora identificato con il passato Regno di Napoli? Ma quali sono i criteri per dire che l'Abruzzo e il Molise, centri geografici della Penisola, sono secondo l'Istat sud Italia ? La risposta inconsapevole è sempre la stessa: sono appartenuti, appunto al Regno di Napoli! E la provincia di Rieti allora (Cittaducale)? E il basso Lazio? Qui propongo criteri "altri" che l'Istat non considera come quello della teoria dei climi, della presenza o meno di organizzazioni criminali, del numero dei laureati, del rapporto con le donne ( W. Behringer, Storia culturale del clima: Dall'era glaciale al riscaldamento globale, 2013). In realtà, il Regno di Napoli di "oggi" appartiene ancora ad una mitologia voluta dai poteri forti di cui parlavo prima che non guardano alla molteplicità dell'unità delle culture. Si sa, il Sud è un mito, il che significa il "per sempre", quello della ciclicità del tempo che torna sempre su se stesso e che mai cambia. Il mito è fondante come dimostrano gli studi dell'Antropologia, non solo per le culture "altre", ma anche per la nostra. E allora cosa farsene degli studi della fondazione Agnelli che ridisegnava anche secondo l'economia le regione dell'Italia centro-adriatica?
Passiamo, ora, ad un'altra parte del globo e guardiamo ad Est. Subito arriva l'espressione "Medio Oriente" che storicamente  deriva dalla suddivisione amministrativa che la Gran Bretagna aveva operato per il mondo asiatico durante il periodo coloniale. In realtà,  essa espressione si riferiva in origine ad una regione diversa da quella attuale. A ciò va aggiunto che il cambiamento di significato è stato dovuto all'influenza degli Stati Uniti.
L'espressione "Vicino Oriente" indicava per il "Foreign Office" e il Ministero delle Colonie il mondo arabo sottoposto al dominio ottomano, dal Marocco alla Turchia compresa, includendovi la stessa Grecia che dell'Impero Ottomano faceva parte e che divenne indipendente solo nel 1820-21.
L'espressione "Medio Oriente" identificava, invece, l'area (non esclusivamente islamica) che dalla Persia giungeva fino a tutto il sub-continente indiano.
L'espressione "Lontano Oriente" si riferiva all'area che si estendeva ancor più in là, al vero Levante "misterioso"(Cina, Giappone).
L' Italia, per via di confusioni varie ha continuato ad accomunare "Vicino Oriente" a "Medio Oriente", con una predilezione per quest'ultima definizione e con una sovrapposizione che è dovuta essenzialmente ad un' inadeguata categorizzazione geo-politica dell'intera area. Ciò è dovuto in parte alle stesse caratteristiche della nostro ridicolo periodo di storia coloniale che è rimasto limitato all'area africana.
L'espressione "Medio Oriente" è comunque stata recepita e usata anche nel mondo arabo che peraltro è ricorso assai più volentieri al termine "Màghreb" per identificare i paesi arabi nordafricani, con l'esclusione dell'Egitto.
Allora rimettiamoci a ri-disegnare, in comune, i confini, ammesso che sia possibile dare "forme" alle culture nella loro "liquida" complessità.


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