giovedì 23 agosto 2012

L'America, l'ultima frontiera: il "politicamente corretto"

di Nico Carlucci

"Next and last stop Journal Square... We are in Journal Square. You can leave now. This train is going Nowhere..."
New Jersey Path

Rientrato da New York, dalla "terra dell'imbrunire". Cosa succede lì? Rientrato qui, con un senso di angoscia dovuto alla "non forma del modello culturale americano" di cui parla Ida Magli nel suo ultimo saggio: Dopo l'Occidente,(Milano, 2012). Ero a Manhattan quando l'uomo-joker uccideva 12 persone a Denver, Colorado, lo scorso 22 luglio alla prima del film "Batman". Sono in Italia, ora, mentre si regitrano sparatorie, questa volta in un tempio sick, con 7 morti e tre feriti, nel Wisconsis. Sembra che gli USA siano diventati un'eterna "Columbine" (ricordate il film di Michael Moore?). 
Incapace di un'arte universale, la cinematografia a stelle e strisce, per esempio, comunica proprio la "non forma" di cui parlavo prima, in altri termini, l'assenza di una bellezza che pittori, scultori, registi, poeti hanno sempre cercato di comunicare. Eppure trattasi di una nuova umanità, di un mondo post cristiano tutto da reinventare, ma ciò non è stato fatto. Il "politicamente corretto" sta distruggendo l'America. Esso è un'astensione disumana da qualsiasi forma di giudizio per non offendere le tante etnie, il "melting pot" che è sempre di più poco "melting".
Arriva il Natale, la neve cade, il freddo dei poli scorre su facce gelide. Incomincia lo shopping a "Macy's", le Tv tornano a trasmettere il film "Miracolo sulla 34^strada". Anche le scuole chiudono per via di questa festività, ma non puoi dire con libertà "Merry Christams". Sulle cartoline degli auguri troverai il più rassicurante "happy holidays" e così non offenderai nessuno: musulmani, ebrei, induisti che il Natale proprio non ce l'hanno.
Questo è il "politicamente corretto": le feste sono tutti uguali, i colori sono tutti uguali, le opinioni sono tutti uguali, gli dèi sono tutti uguali e non importa se il modello culturale ha impresso una "forma", una identità significativa alla cultura e all'individio che vi nasce. Ma Jahveh non aveva detto che non avrai altro Dio all'infuori di Lui? E sul dollaro Americano non è scritto "In God we trust" (God dell'antico testamento ovviamente). Mi chiedo, allora quale Dio? Quello dei quaccheri? Ma come ti permetti? C'è da pensare secondo il politicamente corretto!  Diverse controversie sono nate intorno al Pledge of Alliance e cioè al giuramento alla bandiera americana che gli studenti del "melting pot" statunitense recitano in classe tutte le mattine. Leggo da una pagina del "New York Post" datato 11 giugno 2012 che la direttrice didattica di una scuola di Coney Island, Brooklyn non ha voluto che i suoi alunni di kindergarten (scuola dell'infanzia) cantassero "God bless The USA" (Dio benedica l'America). Ella vuole che la sua scuola canti "Justin bieber" e cioè una canzone dei teen ager
Il "politamente corretto" è stato diffuso soprattuto dalle "Union" sicuramente per motivi elettorali, "Union" di ispirazione marxista per le quali l'egualitarismo sociale è determinante. Ma chi è il suo inventore?  Un maschio? un gay? un ebreo? In realtà, sono alla ricerca del suo "nome", anche se un "mito", si sa non ha nomi. Come ai tempi del Comunismo, il "politicamente corretto" fa espropriazioni di spazi, di terre, di identità. Era nato come vignetta satirica, con una certa non chalance umoristica. Oggi si dà mediante un nuovo maccartismo, una vera e proprià "caccia alle streghe" di antica memoria.
Negli USA dopo il soccorso ai "bisognosi" e il welfare, dopo il femminismo e la rivendicazione delle "minoranze" nere, ispaniche, c'è ora il "politicamente corretto". I bianchi finalmente non sono più una maggioranza, ma nessuno dice che i valori, le economie, il sistema universitario sono ancora quelli dei bianchi.

La danza tribale a Pen Station

L'atmosfera cupa si coglie anche guardando il tg che è fatto da un'estensione macroscopica di cronache funeste e uragani imminenti. In prima pagina ci sono lampi e tuoni, invocazioni al Signore che vengono dalle mille sette evangeliche e dal Millenium.
Un temporale annunciato è l'evento del giorno e coglie il popolo americano che già la televisione aveva allarmato fin dalla mattina. A Pen Station ricordo la "danza tribale" dei newyorchesi che cercavano riparo sotto le coperture e le gallerie della stazione ferroviaria, riparo, sì, dal "peccato inconsapevole"  di cui le future potenti saette diventavano il "segno". E, qui la cultura nera ha fatto il resto mediante i suoi canti, i suoi balli, il senso evocativo della pioggia che batte su un "popolo eletto" come se lampi e tuoni non fossero fatti spiegabile grazie alla scienza.
E poi le sirene dispiegate per gli incendi, i soccorsi, le ambulanze che gridono morte, la polizia che allerta gli umani con suoni non pari a quelli più sommessi "europei". Parlando con un poliziotto questi mi ha detto che l'esagerazione dei suoni-rumori delle sirene è un fatto voluto. Ma perchè?
La Metropolitna della Grande Mela, il Path che collega New York con il New Jersey segnalano continuamente  di stare attenti da eventuali terroristi. E' un'attenzione continua, da Medioevo "ritrovato".


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