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Quando una cultura muore...

di Nico Carlucci

L'Antropologia è quell'avventura che decodifica i modelli culturali all'interno dei quali i gruppi umani vivono e dai quali vengono plasmati. Le culture  sono delle galassie scintillanti dietro alla quali pulsano altre galassie in un firmamento di stelle. Esse confinano tra loro in un vicino e lontano aurorale, si scontrano e si in-contrano; in altri termini, sono in cammino verso un avvenire-futuro. Ma la galassia con le sue costellazioni può esplodere. La cultura è in un "Bildung" (Goethe) che a volte va  oltre l'arcobaleno, un divenire dinamico che non si compie mai come "forma". Allo stesso tempo questa sua volontà di vita può ferire e sopraffare modelli più deboli per mezzo di un silenzioso processo di incorporamento o scorporamento che porta al tramonto di un popolo.
Potremmo dire che la cultura è un'unità organica che cresce o degenera che può essere sana o malata nella storia "evolutiva".
Storia della discontinuità, quindi, con i suoi salti e le sue frammentazioni, con i suoi alberi ramificati e i suoi "coralli" di antica memoria darwiniana.
Ecco, io leggerei in questo modo il dopo l'Occidente sul quale si sofferma l'antropologo aperto, ora, non più allo stupore del mondo, ma al mostruoso di un'imminente apocalisse (P. Sloterdijk: Non siamo ancora stati salvati: saggi dopo Heidegger). Oh, Italia, una cultura che finisce veramente, una forza, quella della sua civiltà, che forse scompare come è avvenuto per altre civiltà.
Come interpretare un quotidiano italiano fatto da governi "liquidi", da un giornalismo diventato "chiacchiera" proprio nel senso in cui ne parlava Heidegger quando scriveva della dittatura del "Sì" con cui, in realtà, scompariva qualsiasi progetto dell'esser-ci dell'Uomo. Oggi, nel Bel Paese, i giornalisti della televisione sono quasi tutti di sesso femminile, con scollature in pieno inverno che "fa tanto velina"; le notizie che riportano, inoltre, sono puro "gossip", leggere, appunto, per distoglierci, così, dai problemi reali. L' Italia è ferita e lacerata da organismi  più forti. L'offesa questa volta, però, non viene dalle macchine "intelligenti". Non sto moraleggiando, ma guardo solo all'evoluzione incessante della vita e questa vita per l'Italia è in pericolo.
Poi c'è Bergoglio che non sa cosa farsene della realtà dello Stato Italia, del suo "ordine", delle sue leggi che sono alla base di qualsiasi convivenza civile. Egli dice: "Vergogna"! Ma a chi? All'Italia che viene invasa di continuo da quelli che non sono migranti o profughi, ma clandestini? Ma come si permette di dire vergogna, lui che è "straniero" a gente che conosce  la disoccupazione e si suicida perché le sue aziende falliscono. I politici, in questo contesto, hanno messo al bando la fragile armonia della Bellezza, della Ricerca e cioè una totalità di vita che, in ultima analisi, è un Progetto per il quale l'assunzione della responsabilità è totale. Mi chiedo, allora, come salvarsi da questo abbandono quando i "confini" di un popolo, quello italiano, non servono più perché violati dai suoi stessi politici?

Radiohead, "Let down" da OK, Computer

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