venerdì 3 gennaio 2014

La Globalizzazione: il nuovo mito di fondazione dell'Occidente

di Nico Carlucci

Una forza "oscura" (si fa per dire) detta le regole al Mondo, i propri principi, i propri valori che sono quelli giusti anche nella distruzione paradossale dell'Occidente. Tutti ci cascano e si globalizzano. I libri vengono scritti con paragrafi nuovi relativi proprio al salvifico "Globale"! I manuali di storia, per esempio, si "aggiornano" e dicono che lo scambio economico tra i popoli è "vecchio" come è vecchia la Storia.
Che fai? Ah, non lo sapevi? Siamo in una nuova era, siamo nell'era della Globalizzazione. I calendari al più presto devono cancellare tutto quello che è locale, le festività legate ai cicli naturali o alle liturgie delle Nazioni! Nazioni? Ma che brutta parola ho pronunciato! Ma quali Nazioni? Siamo nella Globalizzazione, non l'avevate capito?
Parlavo di distruzione, era della distruzione che getta noi, gli uomini e le donne nell'Apocalisse mediatica che vede come dominatori i politici, i giornalisti, i banchieri. Noi, viceversa, siamo piccole pedine nelle mani di questi potenti, un Gulliver che è stato legato e bastonato con tasse, disoccupazione e terrorismi psicologici di accoglienze "religiose".
Storia di tradimenti, sì, storia di viltà da parte dei Presidenti, dei Sovrani, dei Papi (l'ultimo, quello del non Italiano Bergoglio) verso i propri popoli a cui vengono negate  le identità come, del resto, alcuni antropologi si affrettano a dimostrare nei loro "blasfemi" lavori. Io sono come te, tu sei come me e viviamo, così, "felici e contenti" nell'abbraccio universale che mette al bando le differenze, le personalità di base, le configurazioni dei modelli culturali.

L'Unificazione biologica del mondo

Alcuni storici parlando della scoperta dell'America fanno una "parafrasi" sui generis riguardo alla globalizzazione di oggi evidenziando che c'era già. Sì, i fatti che riportano sono importanti, ma non sempre ben interpretati. Fatti, appunto, che gli studiosi collocano nell'ambito di un periodo senza una vera classificazione e direzione di senso a-venire.
Con le prime esplorazioni ci imbattiamo in terre che diventano volutamente "meticce", perché fa tanto "politicamente corretto" e si perdono, invece, alcuni punti dell'Antropologia, di Boas  che si soffermavano sul "punto di vista dell'indigeno", in altri termini, sull'umano (Franz Boas, Limiti del metodo comparativo in Antropologia, 1896)
E allora l'America dopo Colombo è soprattutto un' America di mulatti, di neri portati qui dall'Africa e ci si dimentica del fatto che nelle Indie spagnole, nel 1570, gli indigeni viventi erano ancora il 96,2% della popolazione. Non si racconta dello sfiancamento a cui questi ultimi furono sottoposti  soprattutto dai colonizzatori e, in ultima analisi, anche dai  "buoni" meticci così glorificati negli studi successivi.
Pure le malattie diventano globali: gli spagnoli portano nel centro e nel sud del Nuovo Mondo il vaiolo, il morbillo mentre dal Messico e dal Brasile parte per l'Europa la sifilide.
E' un' unificazione biologica, si sottolinea, che ci farà conoscere il pomodoro, il mais, la patata, il fagiolo, il tabacco, il cacao e che introdurrà agli amerindi il riso, la segale, la vite, la canna da zucchero, il caffè. E si stagliano con questo globale che è prima del globale anche gli animali: il vecchio continente reca con sé il cavallo, il suino, l'ovino, invece, l'America fa conoscere il tacchino.
Ok, ciò è tutto vero e "bello", ma è sbagliato non soffermarsi su come alcuni tratti vengono ricombinati all'interno del modello che li riceve e che li vive mediante nuovi significati.
Negli USA il tacchino, per esempio, è il volatile che viene consumato nel giorno della festa del Ringraziamento a Dio. Esso diventa quindi l'uccello del Sacro, ucciso dal gruppo.
In Italia, invece, il tacchino si mangia poco, è una carne a basso costo, ha un significato non fondante privo di carica sul piano del simbolismo.

L'invenzione del "razzismo"

All'indomani dell'arrivo degli Spagnoli e Portoghesi nel Nuovo Continente incominciarono anche ad apparire i Neri dell'Africa, come ho accennato, un flusso di schiavi di pelle scura impiegati nel lavoro agricolo e nelle miniere visto la mancanza di manodopera. Numerosi Indios, infatti, furono uccisi o morirono per mano degli stessi conquistatori.
La schiavitù dei Neri, tuttavia, non fu inventata dai Bianchi; essa era il destino abituale dei prigionieri delle etnie sconfitte nei conflitti locali anche in Africa (G. De Luna, La storia al presente, 2008).
Ma sempre per via del "politicamente corretto" quest'ultimo tema non viene toccato dagli storici e dagli studiosi in generale perché il timore di essere etichettati come razzisti è sempre dietro l'angolo. Ma, mi chiedo, allora, con ironia "filosofica", non volevamo scrivere una "storia globale"?

Sbarchi a Lampedusa

In Italia nell'ultimo decennio ci sono sbarchi continui di gente "irregolare", di cui non sappiamo veramente nulla e che  arrivano dall'Africa e dall'Asia, spesso, con l'aiuto dei nostri stessi politici "buonisti". La maggior parte dei clandestini vengono chiamati, con una distorsione della logica, migranti e profughi. Essi, spesso, sono di fede musulmana.
Se si da uno sguardo allo Storia vediamo che l'Europa intera, non solo l'Italia è stata terra da sotto-mettere, terra cristiana, "infedele".
I Turchi conquistarono Costantinopoli e ne fecero la capitale dell'Impero ottomano con il nome di Istanbul. Tra il XV e XVI sec. la loro avanzata verso l'Occidente fu continua; i Turchi presero la Bosnia, Atene, varie isole dell'Egeo e l'Albania.
Più tardi Solimano I e Carlo V, sovrano di Spagna, si fronteggiarono in Ungheria. Nel 1529 l'esercito di Solimano giunse alle porte di Vienna: tuttavia, l'assedio fallì e un trattato di pace divise l'Ungheria tra gli Asburgo e gli Ottomani.
I nostri governanti insieme al Papa dimenticano quanto sto scrivendo in nome della Globalizzazione favorendo, così, nell'illegalità, l'arrivo di gente il cui intento è quello di occupare l'Europa come in passato.
L'impero ottomano di cui sto parlando ebbe una buona organizzazione centrale composta da funzionari di origine europea e non turca; si ricorse a Slavi e Albanesi che furono fatti convertire all'Islam. Perché? Solo Slavi e Albanesi erano adatti a certi compiti? E' un problema di epigenetica anche l'organizzazione di un popolo? Sicuramente esso problema andrebbe studiato, ma siamo solo all'inizio. La genetica insieme alle neuroscienze ancora non danno risposte sicure visto che sono nate da poco.
Ma per il papa Bergoglio, allucinato nei giorni di Natale del 2013, anche Gesù è un "profugo"! La "freccia rossa" è quella di papa Francesco, Letta, Boldrini, Kyenge e della sinistra in generale. Il treno dell'alta velocità della globalizzazione può, però, deragliare se noi, gli Italiani non facciamo attenzione. L'Unione Europea, i politici, i giornalisti, il vescovo di Roma, infatti, ci colpevolizzano continuamente per la mai abbastanza "accoglienza" da parte degli Italiani dell'invasore di turno, accoglienza nelle nostre case, nei nostri territori, nelle nostre "credenze", nei nostri usi e costumi.

Gli europei sono mobili


Non c'è stata nel Seicento e nel Settecento alcuna migrazione spontanea da parte degli africani e neanche degli abitanti dell'Asia. Chi si spostava era l'avventuriero europeo, il missionario cattolico, il mercante nostrano che si avventurava nelle acque dell'Oceano Atlantico e dell'Oceano Pacifico alla scoperta di mondi possibili. Questi uomini erano affascinati dall'Oriente lontano e curiosi della diversità culturale dei popoli che incontravano. E allora, ecco, l'esplorazione e i mille racconti dei loro viaggi affascinanti.  Al riguardo, i gesuiti, per esempio, hanno lasciato narrazioni suggestive della Cina e dell'India
Per la Cina ricordiamo soprattutto  l'opera di Matteo Ricci che si era recato nella terra del Dragone per evangelizzarla.
Fu, forse, la relativa unità religiosa europea (il cristianesimo) che difese il nostro Continente dall'Islam e che  finirà con l'essere la carta vincente sulla varietà etnica, linguistica, politica dell' Asia e dell'Africa. Era un'identità d'Europa che aveva amato il latino e il greco, la musica e la filosofia, le scienze e le tecniche.
L' Asia non possedeva un sistema condiviso di riferimento religioso, culturale anche se il buddismo fondato nel V sec. a.C. in India aveva conquistato perfino la Cina e il Giappone. L'Islam, invece, era la fede predominante in Persia e nell'Impero ottomano. E' presente nel nord del continente africano dove, però, troviamo anche, in altri spazi, il cristianesimo nella sua versione copta e i culti animistici (Etiopia).
A dire il vero, nel 500 c'è una chiusura ed un isolamento del mondo non europeo le cui genti non viaggiavano, ma i nostri storici della Globalizzazione non ne parlano esaustativamente.Nei modelli  asiatici c'era addirittura un senso di superiorità : l'induismo, per esempio, era chiuso verso le culture "altre" perché "superiore"; nel Seicento il Giappone fu perfino xenofobo verso gli stranieri ai quali non era permesso di toccare le sue coste.

Galileo, Keplero, Newton

Nel Seicento in Europa c'è un'importantissima rivoluzione culturale che coincide con una straordinaria rivoluzione scientifica. Da allora gli Europei incominciarono ad essere consapevoli della propria superiorità tecnologica e iniziarono a tramettere insieme alla tecnologia  anche le idee, i valori a gran parte del Pianeta.
Essi si aprirono, così, all'integrazione planetaria facendo venir meno, per sempre, la sudditanza  psicologica verso l'Estremo Oriente. E sono gli Europei (e gli Americani) a raccontarsi , oggi, la Globalizzazione.
Cina e Giappone accolgono queste tecnologie occidentali, ma sarebbe interessante capire come vivono il globale, quali sono le concatenazioni che essi fanno dei significati, l'ordine dei segni che mettono nel loro susseguirsi, uno dopo l'altro. Quale ruolo, infine, ha la loro fisicità, le loro diversità somatiche, la loro bio-cultura e bio-politica?
Globalizzazione è mito fondante del Nuovo Occidente, la  religione che finalmente salva?
Perché non raccogliamo il punto di vista dei globalizzati del Mondo?
Il Globale è, forse, qualcosa che continuiamo a raccontarci da soli e che si sostituisce a miti arcaici, la cui essenza, però, è quella antica e del Sacro.

The Editors  "Bricks and Mortar


2 commenti:

Jules Dermott ha detto...

Commento a “Antropologia giorno per giorno”

Analisi acuta e storicamente precisa e della società odierna, non si può che assere d’accordo, con questo saggio sviluppato con precisione scientifica, una veloce carrellata che mette a nudo la genesi dell’attuale rapida decadenza della Civiltà Occidentale incalzata dal crollo dei valori interni e priva di forze innovative che soccombe sotto l’assedio delle nuove invasioni barbariche.

Si apprezza inoltre il coraggio di dire la verità, virtù oggi molto rara in un mondo in cui giornalisti e sedicenti esperti fanno a gara per esprimere opinioni e analisi che abbiano principalmente la caratteristica di essere in linea con il politicamente corretto in sintonia con con i vari potentati politico culturali.

Purtroppo oggi chi espone così le proprie intuizioni basandosi su oneste e verificabili verità storiche rischia di trovarsi nella gogna della Nuova Inquisizione mediatica nata a difesa dei dogmi creati e imposti dall’alto spesso molto distanti dalla verità.

Nico Carlucci ha detto...

E' vero Jules. Negli anni hanno cancellato le opposizioni. E' nata una nuova censura: lasciar cadere nel vuoto la protesta di chi non è partecipe del "Pensiero Unico" dei nostri giorni poco moderni.